Tomas Urbelionis: diario di un maniaco

Come hai iniziato a fotografare i tuoi particolari soggetti?

Un giorno mi aggiravo ai margini di un bosco con la mia macchina fotografica accompagnato da un’amica che mi faceva da modella. Non sapevo bene cosa fare, volevo scattare qualcosa che risultasse singolare.

La mia amica si sdraiò sul terreno di una radura umida e piena di foglie secche. Lasciò i sui abiti su di un tronco abbattuto e s’immerse in quella strana luce con addosso solo la sua lingerie. Io iniziai a fotografarla con varie angolazioni. Il risultato mi piacque molto, così decisi che ne avrei fatte altre. Mi sembravano interessanti, eleganti e insolite.

Perché fai molti servizi fotografici con questo tema?

Penso che; in un certo modo sia un tema “riflessivo”, trovo che siano delle foto stupende e con un loro linguaggio. 

Puoi spiegarci meglio allora, come nascono le tue particolari immagini?

Sì, ho deciso di farne un progetto e chiamarlo: “Diario di un maniaco”. Cerco posti che m’ispirino, location quasi banali, angoli di quotidianità dove collocare modelle che diano un senso di esilità. Sdraiate a terra come se si guardasse la scena di un delitto o, un’avvenimento a noi del tutto sconosciuto, e che le ha fatte delicatamente cadere. Come se fossero state colpite, trafitte o schiacciate in modo misterioso.

In quesi scatti ci sono evidenti citazioni, è una cosa che persegui? O, è solo l’influenza che alcuni autori hanno avuto su di te che ti porta a scegliere queste pose?

Sicuramente l’influenza arriva dai miei due autori preferiti: Helmut Newton e David Lynch. Artisti che hanno cambiato le regole e raccontato il mondo in maniera molto diversa tra loro ma con una forte impronta “feticista”.

Come trovi le modelle che fotografi? 

La metà delle modelle sono quasi tutte delle amiche che si prestano alle mie fantasie perché mi conoscono e sanno già cosa voglio da loro. Altre le trovo su Internet vedono le foto e, se gli piacciono gli shooting organizziamo un servizio fotografico.

Cosa ti attrae nelle modelle che riprendi? Cosa credi  che renda le foto che fai così interessanti?

Devo trovare le modelle: sexy, delicate quasi diafane ed eleganti nel portamento. Le ritraggo sempre con il viso a terra o celato, amo il contrasto che si crea tra un corpo sdraiato ma nascosto, girato in maniera che non riveli il suo intimo. Infatti, il mio progetto l’ho intitolato: “Diario di un maniaco” per questo. Vorrei che chi guarda le foto si soffermasse sui particolari e che poi abbia voglia di entrare in quella composizione. Per girare, sollevare le modelle, per guardarle e scoprire quale evento le obbliga a terra.

Puoi raccontarci una storia buffa o divertente che ti è capitata con una modella?

Ricordo che un’amica mi chiese di fotografarla e io accettai, quando eravamo sul set nessuno dei due aveva portato particolari outfit, non ci eravamo organizzati molto bene. Non sapevo cosa fare… Così cominciammo a scambiarci i vestiti per vedere di rimediare in qualche modo, poi lei si spogliò in un modo che mi sembrò quasi spirituale. Facemmo senza alcun imbarazzo delle foto di nudo molto spontanee, quando finimmo avevamo mischiato i vestiti. La mia amica senza badare molto a quello che si metteva si rivestì lasciando a me alcuni suoi capi… Però le foto vennero molto bene eravamo così distratti e concentrati che badavamo solo a fare bene quello che facevamo.

Di: Federica Galbiati

Ph: Tomas Urbelionis