Teresa Bontà: l’anima della sicilia al femminile

Paesaggi mozzafiato, bellezze mediterranee: questa è la Sicilia. Ma non solo. Teresa Letizia Bontà ci mostra le vertiginose prospettive con cui possiamo ammirare le bellezze di questa terra, attraverso occhi che non lasciano spazio ai tabù e alle menti ottuse. C’è aria di modernità e di nuove visioni della realtà, senza lasciare da parte una buona dose di nostalgia.

Ciao Teresa e benvenuta su Alufem. Ho alcune domande per i nostri lettori, sei pronta?
Sì, certo. iniziamo subito.

Ho letto che sei di Licata, Agrigento. Un nome associato a paesaggi che tolgono il fiato. L’ispirazione per iniziare il tuo mestiere è in gran parte nata da questo, vero?

Sì, perché i profumi della mia terra mi hanno sempre fatto viaggiare con la mente sia nel passato, che nel presente.

Siamo curiosi di sapere come e quando è iniziato tutto. Qual è il primo soggetto che hai fotografato?

La passione per la fotografia  l’ho sempre avuta, ma ho deciso di intraprendere la conoscenza di quest’arte da circa sei anni, cioè, dopo la separazione da mio marito. Questa è divenuta subito la mia benefica terapia, non a caso, uno dei mie soggetti preferiti è stata mia figlia. Vedere attraverso i suoi occhi me stessa, mi ha permesso di “ascoltarmi” nel profondo dei mie sentimenti.

Hai imparato il tuo mestiere da autodidatta. Non è da tutti partire da zero e senza basi, com’è stato imparare tutto da sola? O c’è stata qualche figura influente che ti ha aiutata?

Credo di essere stata abbastanza fortunata, perché ho trovato che: partire da zero sia stato per me bellissimo! Ho iniziato da quello che m’interessava di più, scoprendo le cose senza l’influenza di nessuno. Anche se, devo dire che ho sempre amato molto il lavoro di Ferdinando Scianna. Uno dei grandi fotografi della mia terra che è stato il primo fotoreporter italiano a far parte della mitica agenzia fotografica Magnum Photos di Parigi nel 1989. Le sue opere sono una grande fonte d’ispirazione per me. Qualche tempo fa a Venezia, ho coronato anche il sogno di conoscerlo e parlare con lui.

Hai partecipato a diversi concorsi, ma quello che mi ha stuzzicato più curiosità è “Autismo.. l’essenziale agli occhi”. Che emozioni ti ha suscitato coniugare la fotografia con un tema così delicato?

Sì, toccare temi così delicati non è mai semplice. Occorre avere un’anima sensibile ed empatica per entrare in punta di piedi su temi che devono essere trattati con estrema dolcezza e soprattutto con amore.


Molti tuoi scatti sono in bianco e nero, come mai questa scelta cromatica?

Spesso, mi sento dire che: il Bianco e Nero non ha “colori”. Io credo fermamente che sia un’affermazione grossolana. Perché, all’interno delle varie tonalità di nero e di luce che si mescolano con miliardi di sfumature grigie; ci sono tutti i colori della coscienza dell’artista che le ha scattate. Per me il Bianco e Nero rappresenta la mia personale firma.

Bianco e Nero a parte, i tuoi scatti evocano molta nostalgia per i tempi andati e per le persone semplici, alla mano. Per uomini e donne di mondo. sbaglio?

Già, i tempi passati, la semplicità perduta… ora la femminilità sembra “traviata” e, i maschi non sanno più cosa significa essere uomini davanti alle avversità che la vita pone dinnanzi a tutti noi.

Dove cerchi l’ispirazione quando sei davanti a quel muro bianco che tormenta tutti gli artisti?

Quel muro bianco che dici, sono il mio passato e il mio dolore. Mi ci rinfilo dentro per farmi maltrattare e quando ne esco, con i segni addosso, lì, inizia il mio percorso per arrivare ad una nuova narrazione visiva.

I tuoi scatti a tema saffico a Palma di Montechiaro hanno suscitato molto scalpore, vista anche la location il tutto sarà stato considerato blasfemo dalle menti più chiuse. Quali sono stati gli effetti negativi e positivi di quest’esperienza?

Il bacio di due donne davanti alla chiesa è stato preso negativamente, come un fatto provocatorio ed offensivo.

Averne parlato in quel contesto è stato positivo, ha dimostrato che in realtà, il pregiudizio verso l’omosessualità è ancora radicato e vivo nelle piccole realtà dell’Italia del sud. Ma credo, ci possa essere anche in altre parti del nostro paese.

Oltre al tema autismo, ci sono stati servizi o momenti nel tuo lavoro in cui ti sei trovata davanti a realtà delicate e non proprio semplici da trattare?

Il tema che mi ha fatto più stare male è stato quello sulla violenza sulle donne. Ho raccontato con un lavoro fotografico una storia reale di una ragazza che ha subito violenza. Sentire certi dettagli mi ha fatto molto riflettere. Trovarsi di fronte al vissuto di una vittima di una violenza tanto vigliacca e devastante l’ho trovata quasi tattile. Perché lascia sull’anima ed il corpo di una donna un orrore indelebile.

Com’è il tuo rapporto con i tuoi modelli e modelle? Che atmosfera si crea quando collaborate?

Solitamente, prima cerco un contatto attraverso la musica; gli faccio ascoltare dei brani di Ludovico Enaudi un compositore italiano che m’ispira notevolmente, così chiudiamo gli occhi. Poi ricerco un contatto fisico, una stretta di mano o la mia mano appoggiata sul petto, perché ho bisogno di sentire il battito del cuore e percepire il respiro. Per me è fondamentale che fotografo e modelli abbiano la loro anima aperta e in sintonia con gli altri. Quando unisco le due cose allora nella mia mente cala il silenzio. Da lì nasce tutto ciò che creo.

Che consiglio puoi dare a chi, come te, vuole intraprendere la tua strada da autodidatta?

Di ascoltarsi, di sentirsi dentro. L’arte è dentro di noi, non ricercatela sui Social Network, un mare d’immagini senza pensiero guardate frettolosamente.

Una bellissima esperienza, grazie di tutto. Per chiudere, hai qualche progetto interessante che bolle in pentola?

Sì, vorrei riuscire a raccontare le mille sfaccettature che una donna può avere; comprese le parti più intime e nascoste della personalità e della bellezza riscontrabili ad ogni età, al di là del tempo e della società in cui vivono.

Teresa Letizia Bontà: Web Site / Facebook / Instagram

Di: Carmine Mino.