Sullenpointphoto: tra i riflessi dei laghi, nelle ombre dei boschi, i lamponi artici e le fragole

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Devo dire; lo ammeto: conoscere le modelle e la loro personalità. Quando fotografo amo imparare e “leggere” dentro di esse. Alcune amano essere sempre al centro dell’attenzione ed è facile riprenderle, perché stimoli il loro ego. Però, la maggior parte delle modelle è meno rilassata e spontanea di fronte ad un obiettivo fotografico. La cosa migliore da fare in questi casi, è fargli dimenticare che le tieni costantemente sotto il tiro di una macchina fotografica a caccia delle loro emozioni.

Mi piace l’idea che ora la cultura Fetish sia divenuta più mainstream, e che le persone iniziano ad apprezzarla meglio. Personalmente, la fotografia mi permette di entrare più profondamente in connessione con gli altri.

Quando hai deciso di diventare un fotografo?
Lavoravo come Art Director in un’agenzia di pubblicità prima di dedicarmi alla fotografia poi; ho deciso di mettermi in proprio. Più che altro prima facevo campagne pubblicitarie, brochure, eventi, marketing  per i social media e un migliaio d’altre cose. Insomma: la normale routine di un pubblicitario.

Una volta, uno dei miei clienti mi ha chiesto di fare delle foto a dei suoi prodotti, ho comprato una macchina fotografica e ho fatto un servizio che poi è stato usato per uno spot Televisivo. Erano foto piuttosto generiche ma è stato divertente vederle girare in Televisione. In seguito, altre persone mi hanno chiesto di fargli dei ritratti dicendomi che il mio stile gli piaceva molto e iniziarono a richiedermi anche foto di nudo.

Ho cominciato a valutare la cosa in modo diverso: la mia mente da creativo è stata alquanto stimolata da quest’idea, e ho finito per esserne coinvolto totalmente.

Qual è stata la tua formazione professionale, hai fatto scuole di fotografia?

Non ho mai avuto una vera e propria formazione come fotografo. Ho un Diploma in Arte e un master in Arte tradizionale e digitale. Tutto qui.

Qual è secondo te, la vera sfida nel tuo lavoro?

Vorrei far apparire tutti meravigliosi! La maggior parte delle persone hanno il carattere impresso sulla pelle, come se lo indossassero, con loro è molto facile lavorare.

Altre richiedono più cura, mi piacciono le immagini che raccontano una storia, o almeno che la suggeriscono. Penso che la sfida sia un pò questa, dare a tutti i miei soggetti una parola, un sussurro. Qualcosa che oltre a renderli meravigliosi, possano trasmettere anche ciò che è successo e quello che accadrà in seguito.

Cosa credi debba fare qualcuno che inizia a lavorare nel tuo ambiente?

Deve amare quello che fa e come lo fa. La macchina fotografica è solo uno strumento che serve a raccogliere le tue personali storie o registrare le diverse realtà.

Ci si deve prendere il tempo necessario per arrivare al proprio stile espressivo, non bisogna avere paura di copiare o provare vie diverse prime di raggiungere una meta per intraprendere una strada più personale.

Ad esempio, a me piace molto usare il Fetish come mezzo espressivo. Il consiglio che posso dare è di sapere distinguere i propri gusti e quello che si è, per esprimerlo al meglio. Soprattutto seguire quello che si ha nel cuore e non avere paura di mostrare i propri feticci. Perché tutti li abbiamo.

Cosa rende una giornata di lavoro più sodisfacente secondo te?
L’ispirazione, voglio arrivare ad ottenere la bellezza giocando sulle sfumature, sull’intrigo erotico la soddisfazione maggiore l’ottengo quando riesco ad inserire al meglio la mia passione per il Fetish anche nelle foto.

Che tipo di lavori preferisci?

Ovviamente tutti quelli a sfondo Fetish. C’è ancora qualcosa di proibito che la gente associa a questo tipo d’immagine. Mi piace pensare di rendere il genere più fruibile. Far venire voglia allo spettatore di sperimentare cose nuove. Senza pregiudizi.

In che momento della tua carriera hai deciso di concentrarti sul Latex e sul Bondage?

Quasi subito, appena ho avuto in mano la mia prima macchina fotografica ho cercato di scattare soggetti con quelle tematiche, ma ho impiegato parecchio tempo prima di trovare uno stile che mi rappresentasse.

Perché questo genere di foto rispecchia fortemente ciò che sono e quello che mi piace. Il Latex, come il Bondage sono molto presenti nel mio lavoro perché insieme sono una combinazione a mio avviso, perfetta.

C’è qualche rivista o, modello con cui non hai mai lavorato ma: vorresti?

Mi piace fare servizi fotografici e collaborare con più modelle e personaggi possibili. Quindi, non è che voglio per forza lavorare con qualcuno in particolare, a me interessa di più il lato artistico e sentimentale.

Mi piace l’energia e la carica espressiva che si può ottenere dalle modelle durante gli shootings. Più sono brave e motivate più è semplice produrre qualcosa di qualità.

Però se devo avere una preferenza allora direi che mi piacerebbe vedere una mia foto Fetish pubblicata su Vogue Italia.

Chi sono i tuoi fotografi preferiti del passato? O, nel presente?

In generale m’ispira la vita e tutto ciò che mi coinvolge umanamente, le mie esperienze sono un grande stimolo per me. Fotografi preferiti…  Mi fai una domanda difficile, dipende sempre dal mio umore del periodo ma se devo citarne qualcuno, direi: Réhahn, un fotografo francese che ha ritratto per molti anni il sud est asiatico ed il Vietnam. Mi piace l’uso che fa della luce e il modo in cui riesce a riprendere le persone o le atmosfere dei paesaggi.

Quando ho iniziato amavo molto anche Steve Mccurry altro documentarista, poi Jeremy Cowart più vicino all’advertising, Dimitri Stheocharis  e il suo manierismo molto formale. Non posso non citare: Steve Diet Goedde, specializzato in fotografia Fetish che voi, avete già intervistato e pubblicato diverse volte.

Con quali macchine fotografiche e dispositivi di illuminazione hai iniziato e cosa stai attualmente utilizzando?

La mia prima fotocamera digitale è stata una Canon 7D con nessun sistema di illuminazione particolare. Adesso utilizzo una Canon EOS-Mark-III e parecchi tipi d’illuminazione. Troppi per elencarli tutti.

Grazie Sullen, è stato un piacere per me conoscerti, salutami la Finlandia, un giorno di questi mi piacerebbe farci un salto.

di: Sara Ballini.

Ph: Sullen PP