Robert Chouraqui: lo chef della Psichedelia

Raccontaci un po’ del tuo background – sei sempre stato interessato alla fotografia?

Sono arrivato alla fotografia verso la fine degli anni 70, attraverso esperienze precedenti relative a spettacoli di  psichedelia visuale. Dal 1968 sono stato il creatore di uno dei maggiori eventi francesi  di light show.

Come sei arrivato al tuo stile fotografico?

Il mio gusto per le atmosfere strane e colorate e per i giochi di luce viene dai miei anni di performer per gli psychedelic light show. Un’altra delle caratteristiche delle mie fotografie è il mix tra la moda, l’arte e il Fetish-bondage. Alla fine degli anni 70 sono stato uno dei primi fotografi a mischiare questi mondi. Allora non era facile fare una mostra o, pubblicare in Francia o in Europa, ma ci riuscii anche perché il mio lavoro aveva una forte componente artistica e uno spiccato gusto per il Fashion.

Le tue immagini sono spesso sensuali, o scomode, o buffe…o tutte e tre le cose. Che tipo di messaggio o emozione cerchi di evocare tramite la tua fotografia?

Sì, giusto: strane, buffe, ma non spesso, soltanto quando lo ritengo necessario. Scomode anche, direi che: il mio intento principale è quello di destabilizzare chi guarda.

Le tue foto sono in qualche modo poco convenzionali com’è lavorare con le tue modelle?

Dipende molto da come organizzo gli shooting, voglio lavorare in ambiente piacevole con le modelle. Sono rapido a scattare, quindi una mia sessione è abbastanza rilassante per tutti. Tanto è vero che la relazione con le modelle dura al di là del contesto fotografico e spesso lavoriamo di nuovo insieme su altri servizi.

Quali sono le novità che ci aspettano o come vedi l’evoluzione del tuo lavoro?
Dal 2009 sono tornato a fare spettacoli audiovisivi. Musei, Dj e festival mi chiamano e mi occupo di questo sempre di più. E’ possobile vedere molti video dei miei spettacoli sul mio canale You Tube: Androide Lightshow.

 

Faccio il Vj/light show per numerosi eventi, come: il Montréal Fetish Weekend o, già un’infinità di volte per la Nuit Dèmonia a Parigi. Mescolo video con le mie fotografie e la musica. Mi piacerebbe farlo per tantissimi altri Fetish parties e manifestazioni. Presto tutte le mie clips verranno rimixate con nuovi shooting. Utilizzo una Sony A7 perché sono le migliori sia per le foto che per la qualità video.

Ti sei sempre occupato solamente della tua arte?

Per anni il mio lavoro principale è stato l’esperto di sicurezza in voli internazionali che mi ha portato una buona rendita e molti viaggi e di solito usavo questi viaggi per organizzare shooting e mostre in tanti paesi diversi. Adesso sono in pensione però sono ancora più attivo di prima, sia in Francia che in Europa, ma anche a Montreal, New York e San Francisco.

Che consigli daresti ai fotografi che vogliono cominciare ora una carriera?

Anche durante i miei esordi era difficile essere riconosciuti ed ancora più difficile vivere della propria fotografia ma adesso è addirittura quasi impossibile fare entrambe le cose. Si deve trovare il proprio stile, “l’Atmosfera”. Oggi è imprescindibile anche per chi si occupa di video. 

Se potessi tornare indietro di qualche anno?

Tornerei indietro negli anni 70, era un periodo fantastico! Basato sulla musica, l’amore libero, la vita culturale e un modo di vivere molto semplice.

Cosa speri che che la gente trovi nella tua arte?

Un’Atmosfera Strana.

Cosa speri che non trovi? 

Monotonia.

Qual è il tuo fotografa preferito e perché?

Molti mi hanno inspirato nei miei primi anni ma se devo scegliere direi sicuramente Melvin Sokolsky  con la sua serie Bubble, realizzata nel 1963. L’idea della serie è surreale e sfinda le convenzioni estetiche della fotografia di moda classica: protagonista era una modella – Simone d’Ailleincourt – racchiusa in una bolla trasparente che volteggia, lieve, nel cielo di Parigi. Fantastiche!

©Melvin Sokolsky

Qual è tra le tue immagini quella che preferisci? Perché?

Non saprei dire quale, ma amo soprattutto i miei bianchi e neri con luci strane e i miei ritratti Fashion fatti con la Polaroid.

Se potessi essere un’altra persona, chi ti piacerebbe essere?

Mi piacerebbe essere stato Jimi Hendrix, ma con una vita più lunga… Ho sognato d’essere un musicista è per questa ragione che faccio live visuals e sono stato anche un: roadie che sono tecnici del suono che viaggiano assieme ad una band durane le loro tournée.

Nient’altro che ti piacerebbe dire?

Grazie a te e a Sara per avermi invitato di nuovo a far parte delle vostre belle pubblicazioni.

Di: Sara Ballini

Ph: Robert Chouraqui