Riccardo La Valle: il diafano sguardo della spiritualità

Ciao Riccardo, è sempre emozionante curiosare nel tuo ambiente, ci troviamo di fronte a qualcosa all’avanguardia guardando le tue immagini.

Dicci qualcosa su di te. Di dove sei originario?

Sono nato a Latina, ma ormai vivo a Milano da qualche anno, città in cui mi sono trasferito per scelte lavorative.

Tu sei molto giovane, ma già ben conosciuto. Di sicuro non è da tutti raggiungere tali traguardi così celermente. Mi parli dei tuoi studi?

Studi ufficiali non ne ho fatti e anzi, sono completamente autodidatta, ma posso dire che: la mia scuola è stata l’osservazione dei lavori altrui, dai quali ho sempre preso spunto per poter crescere. Un artista prima di tutto deve avere la capacità di: assorbire le cose dentro di sé per poi; esprimersi con i suoi mezzi.

Avere la tua età significa poter scegliere qualsiasi strada, se si hanno i mezzi, ma il tuo talento è evidente. Tu, come hai deciso di fare questo lavoro?

E’ stato un pò un caso per me arrivare così direttamente alla fotografia, mi capitò di fare un primo ritratto ad una persona e; come si dice “banalmente”, fu un’illuminazione! In quello stesso giorno, forte di quel sentimento decisi che la fotografia sarebbero diventata il mio mestiere.

Guardando i tuoi scatti, mi viene in mente una parola: concetto. E’ attinente?

Direi assolutamente sì, ogni mio scatto nasce da un concetto preciso. Una sensazione specifica, che faccio prendere forma quando lavoro nel chiuso di uno studio fotografico. Dove  è: l’espressività del corpo a dare sostanza a ciò che avevo immaginato.

Cerco di mischiare la materia distorcendone la percezione, mentre la forma estetica deve rimanere eterea, senza tempo non priva di una certa formalità.

E’ evidente una modernità, che per quanto armoniosa ha parecchi contrasti, come certi dettagli pop che ho notato. Il tuo stile segue un influenza in particolare o è un patchwork di diverse correnti?

Certo, il mio stile si vede in ogni mio scatto e da questo scaturiscono anche le mie influenze. Però, le foto non sono mai il risultato di un singolo individuo, ma sono anche la comunione di idee e i contributi di tutte le persone  che hanno partecipato alla realizzazione delle foto.

Ciò che vi appare, è legato anche alla presenza dei colleghi con cui ho collaborato e con i quali mi sono coordinato per arrivare alla creazione delle immagini.

L’arte, per ogni artista, è un tramite di qualcosa di più viscerale, Tu cosa provi a trasmettere con le tue foto?

Serenità, questo è quello che voglio che si senta quando si guardano le mie foto. Se, qualcuno percepisce questo sentimento di tranquillità allora ho raggiunto il mio scopo. Non dico che vorrei trasmettere: felicità, ma almeno quella distensione che si prova durante un’esperienza “spirituale”.

La fotografia è un arte camaleontica, e si evolve di continuo. Nei giorni nostri, a che stili ci troviamo di fronte? Strascichi del passato o qualcosa di nuovo?

Risulta difficile definire lo stile di questo periodo storico, perché siamo in un momento dove c’è molto fermento, ma si tratta per lo più di rumore di fondo. I suoni limpidi e definiti sono pochi e soffocati dalle realtà dei Social. Senza dimenticare le classiche dinamiche legate alla produzione di immagini da offrire a noi consumatori.


Cosa t’ispira maggiormente, quando ti trovi davanti a un lavoro complesso e con poche idee?

Quando non ci sono grandi idee con qui poter lavorare m’invento una narrazione, è la soluzione più semplice per far crescere altre idee e farle confluire in una rappresentazione più complessa e solida.

Di sicuro, il suo mestiere ti porta a vedere attraverso molte prospettive. Qual è l’aspetto più soddisfacente del suo lavoro?

Può sembrare svilente, ma direi il  risultato. La fotografia non è solo una passione ma è il mio lavoro, e questo nel tempo ha deformato un pò la linea di confine tra ciò che mi da soddisfazione e non. Spesso i criteri con cui valuto quello che sto facendo in quel momento si ribaltano in base al lavoro che sto realizzando. Comunque, ciò che più mi piace è vedere che sono riuscito a fare delle belle foto.

Quanto contano le parole, il saper spiegare i propri scatti, in un’arte muta come la fotografia? Il solo scatto trasmette tutto quello che vuoi esprimere?

Direi di no. Non perché la foto siano limitate in quanto strumento espressivo. Ma per i limiti dati dalla mia capacità espressiva, ancora devo lavorare molto su questo… Anche se, a volte vedo che: ciò che volevo comunicare inizia a manifestarsi con il tempo. Come se ogni foto avesse bisogno di inneschi successivi per iniziare realmente  a coinvolgere il pubblico.

Si vedono molti giovani in giro destreggiarsi con fotocamere e tentare: “partendo da zero”, di incamminarsi sulla loro strada. Quali sono le carte giuste per diventare un fotografo?

Perseveranza ed essere riconoscibili, sono due dei fattori fondamentali, e aggiungo: la creatività. Lo strumento principale per dipanarsi anche tra problemi di mezzi tecnici e di Budget. Cosa che, accomuna qualunque settore dove si voglia seriamente procedere.

Attualmente, sei soddisfatto della tua carriera o bolle qualcosa in pentola?

La soddisfazione non è mai di casa. Proprio per questo deve bollire sempre qualcosa di nuovo; per portare nuovi sapori, nuove emozioni e percorsi inattesi.

Grazie Riccardo per questa bella chiacchierata e le tue magnifiche foto. Ci auguriamo di averti prossimamente ancora ospite su Alufem, un grande “In bocca la lupo” per il tuo futuro.

Di: Carmine Mino.

Ph: Riccardo La Valle. / Facebook / Instagram