Nina Sever: naturali evoluzioni artistiche

Piacere Nina. A Firenze, qualche anno fa, un fotografo mi ha parlato di te come modella.
Nel frattempo ho avuto modo di vedere che hai avuto un’evoluzione artistica e personale notevole tramite i tuoi progetti come film maker e fotografa, strumenti per investigare l’erotismo.
La prima domanda, scontata e banale, ma necessaria al lettore per comprendere la tua evoluzione.

Sembri una persona cosmopolita, quali sono le tue origini, dove hai vissuto? Esistono confini e frontiere per Nina Sever?

Piacere mio! Sono nata in Kazakistan e quando avevo circa 10 anni io e mia mamma ci siamo trasferite in Italia, dove ho vissuto per 18 anni fino a quando non ho deciso di trasferirmi a Londra cinque anni fa. Vorrei rimanere ancora a lungo perché è una città che offre molte opportunità e, con un po’ di talento, perseveranza e passione non mi sono mai vista sbattere una porta in faccia, non completamente almeno. Col tempo ho imparato a vedere i piccoli insuccessi come tappe ed esperimenti e non come fallimenti, è più difficile di quello che ci vogliono far credere! Ma una volta diventata un’abitudine non ti ferma più nessuno.

Quindi no, non ci sono confini e frontiere per me, mi assicuro solo di essere una persona gentile quando possibile e di non mettermi paletti come la società vorrebbe (quando ti suggeriscono di fare solo una cosa per farla bene).  Mi piace la fluidità in quello che faccio e sono sempre pronta a cambiare idea e sperimentare cose nuove, il che a volte rallenta il mio lavoro, ma almeno continuo ad evolvere come essere umano ed è per me necessario per creare.

Ti occupi di cinema erotico. Vuoi parlarci dei tuoi progetti? Qual è il tuo regista preferito e cosa pensi di Nymphomaniac di Lars Von Trier? Noi donne siamo realmente queste dee sterminatrici che dipinge l’immaginario collettivo, possiamo essere anche altro e quanti ruoli possiamo interpretare in realtà?

Il cinema erotico è una di quelle cose che non avrei mai pensato di fare, ma mi si è presentata l’occasione di scrivere e dirigere un corto per XConfessions e sarebbe stato stupido non accettare perché trovo il lavoro di Erika Lust (pseudonimo di: Erika Hallqvist, una regista, produttrice cinematografica e scrittrice svedese femminista) interessante e i suoi intenti sono nobili, parola mai associata prima al porno o all’erotismo in generale.

Lars Von Trier è uno dei miei registi preferiti, perché rappresenta tutto in modo molto crudo e sincero senza dimenticarsi di essere romantico, molto viscerale a volte, ma credo che il romanticismo nasca anche da lì, da un senso di dolore ed agonia, sta a noi trasformare in una cosa bella. E Nymphomaniac è proprio questo, dolore trasformato in accettazione, è un lungo viaggio attraverso la sessualità di una donna, della sua iniziale libertà e sperimentazione (adolescenza, prime esperienze sessuali), della nascita di un problema (ninfomania) e di come porta a distruggere la sua vita e quella degli altri e infine l’accettazione della sua condizione (età adulta).

In realtà il problema non era la ninfomania, per quanto grave, ma la società che non accetta il diverso, la repressione che Joe ha inflitto su sé stessa. E io adoro la crudezza del film, amo il fatto che non si cerchi di nascondere niente. E poi, se qualcuno va a vedere Nymphomaniac di Lars Von Trier si aspetta del sesso “vanilla”, è uno sciocco.

Noi donne siamo anche delle dee sterminatrici che dipinge l’immaginario collettivo e ci dovremmo credere un po’ di più e lasciarci andare a quello che vogliamo essere : ) Invece che credere di meritare solo un marito stronzo spaventato dal potere dell’erotismo femminile (qui nasce stupro, abuso psicologico etc).

Non si tratta di interpretare ruoli, ma di essere sé stessi, qualsiasi cosa questo comporti, di conseguenza bisogna circondarsi di persone giuste e sulla stessa lunghezza d’onda. Vale lo stesso per gli uomini, mi fa male vedere tanta repressione emotiva e psicologica, si riversa molto anche nella loro sessualità.

Quali sono gli aspetti tecnici di una sessione fotografica erotica per Nina Sever?

Mi metto in contatto con la modella con cui desidero lavorare, o mi contatta lei, oppure può essere una coppia interessata a farsi fotografare da me; discutiamo le barriere e i limiti di nudità e fissiamo la data. Quando ci incontriamo parliamo un po’ e in un’ora abbiamo finito. Scatto a pellicola, ho un numero limitato di foto, quindi mi muovo lentamente e in modo naturale, difficilmente sposto oggetti o dico alla modella cosa fare a meno che non si tratti di come vorrei la luce sul suo corpo. Mi piace pensarla più in termini di reportage quando possibile, in cui esploriamo la posizione di un essere umano all’interno di uno spazio e di come si sente e di cosa vuole fare. Semplice.

Al momento vorrei sperimentare un po’ di più coi ritratti, anche se porterebbe a simulare, o recitare se vuoi delle espressioni, sento di voler dare un input più forte alla persona che fotografo, senza essere invadente ma senza nemmeno perdere me stessa. Sento di essermi nascosta a lungo dietro la camera e alle persone che fotografo, è il momento di scrollarsi un po’ di polvere e ragnatele di dosso.

Sto anche cominciando un nuovo progetto con le coppie (di qualsiasi identità e orientamento sessuale), si tratta di passare uno o più giorni insieme e fare un reportage foto e video della loro relazione, il che potrebbe anche incorporare la loro sessualità. A lungo termine mi sento limitata a fotografare solo l’intimità sessuale, quindi questo è un ottimo modo per evolvermi e donare qualcosa di più alle persone con cui lavoro.

Quali contenuti  innovativi propone oggi l’indie porn e l’arte erotica?

In realtà non propone nulla di nuovo, semplicemente rispolvera un pò il porno degli anni 70 etc. Vista la possibilità di rendere tutto più naturale e cinematico, ce lo ripropone in chiave più bella e forse vera. Dopo l’avvento così forte e veloce della tecnologia, i social network di vario genere, il porno a portata di mano, la possibilità di creare contenuti in modo immediato e mediocre, il consumatore si ricorda di essere anche umano e desidera tornare un po’ a ciò che sembra più reale e plausibile. Succede anche nella moda, quando si ha un ritorno al passato, un attimo di nostalgia, ma vi si aggiunge un tocco proprio e contemporaneo.

Il porno indipendente non ha i paletti che ha il porno mainstream. Esplora di più la storia (anzi, vi è una storia per cominciare, quando nel porno mainstream l’unica scena che conta è il sesso e non necessariamente il contesto), i personaggi, il contesto, la vera fantasia che una persona può avere tutti i giorni. Propone personaggi di tutti i tipi, di tutte le forme fisiche, di ogni orientamento sessuale non come fetish visto dall’uomo dalla mascolinità tossica, ma come una propria condizione di vita. Tutti si possono identificare nel porno indie, nessuno è un oggetto a meno che non abbia il desiderio di esserlo.

E infine, cosa più importante, gli attori porno sono trattati come esseri umani e riconosciuti come persone che lavorano e non come nicchia di emarginati sociali. Vengono pagati bene e uguale, indipendentemente dal sesso dal colore della pelle o dalle performance che sono disposti a eseguire.

Ho notato che anche tu ti dedichi ad intervistare fotografe e modelle e questo mi sembra un aspetto interessante perché credo che nessuno possa avere lo stesso livello di comunicazione, non solo tecnica, che un artista che si dedica alla stessa arte. Si conoscono le problematiche e, per così dire, le gioie e i dolori del mestiere. Parlaci dei fotografi e delle fotografe che ammiri e segui.

Quello di editor è un lavoro che non faccio più da molto, ma è stata una tappa necessaria per arrivare dove volevo arrivare, anche se ancora non sapevo dove volevo arrivare. Ha senso? No. Ma nessuno sa mai dove sta andando all’inizio, non chi si accontenta almeno… Mi ha permesso di dare la possibilità a chi ammiravo di parlare di sé e di conseguenza di parlare del loro mondo, un mondo di cui tutti facciamo parte.

Al momento non ho particolari preferenze, forse perché con gli anni passa quella percezione che abbiamo degli altri quando li vediamo come idoli. Siamo tutti umani e tutti possiamo fare tutto, si tratta di crederci, per quanto banale sembri. Ma ho in mente dei nomi completamente casuali e molto diversi tra loro, e credo che sia importante non focalizzarsi sulle solite cose per quanto siano le nostre preferite; in qualità di fotografi: Andrej Tarkovsky, Stanley Kubrick, Francesca Woodman, Erika Pellicci (amica e studente); modelli e performer: Vex Ashley, Owen Grey, Heidi Witch, Jazzelle (Uglyworldwide), perché trasmettono delle emozioni vere e non hanno paura della propria sessualità e del potere che hanno e questa cosa mi affascina molto e ci sto lavorando.

Parlaci delle tue esperienze come regista, come è cominciato tutto?

Lo sto facendo solo da un anno e devo tutto a Erika Lust. L’ho citata su Instagram parlando del porno indipendentemente e lei ha risposto ringraziandomi ed è stato un gesto molto bello. In seguito mi ha ricontattato dicendo che ha visto dei miei lavori e mi ha suggerito di scrivere alla sua production manager per parlare dell’eventualità di dirigere un film per XConfessions. Non avevo mai scritto una sceneggiatura e non mi sono mai vista in qualità di regista, quindi mi ci è voluto un mese di procrastinazione per arrivare a dire “ok, proviamo”. E’ stato un processo molto difficile ma mi ha entusiasmato e ho imparato così tanto! Se si supera la pre-produzione di un grande progetto, il resto della vita è una passeggiata, giuro!

Ti occupi di tutto personalmente? Dalla sceneggiatura al casting? Hai seguito un percorso di formazione specifica per affrontare le nuove e affascinanti sfide che costantemente caratterizzano la tua evoluzione in questi ultimi dieci anni? Cosa rende “vera” una scena di sesso o d’amore o uno scatto fotografico?

Amo molto scrivere e la sceneggiatura è per me il formato ideale per raccontare una storia. Lo farei anche se non fossi io la regista. Ho avuto solo due progetti grandi da quando ho cominciato, almeno per quanto riguarda il video, e mi occupo di tutto, soprattutto dei casting perché è fondamentale far vedere la tua faccia a chi si mette a nudo con te (letteralmente) ed è impossibile lavorare su questi livelli senza stabilire un rapporto di fiducia, una fiducia che non si chiede, o c’è o non c’è. I fotografi e videografi che dicono str*****e tipo “voglio immortalarti come nessuno prima” mettono a disagio, rompono ogni possibilità di fiducia, si vogliono appropriare di qualcosa che nessuno si può prendere a meno che non sia la modella stessa ad esprimerlo inconsciamente e in modo naturale e non forzato.

Avere un produttore o un assistente alla produzione di qualche tipo, è la manna dal cielo però! Sia in una produzione foto che video, così io mi posso concentrare sull’aspetto umano e creativo e soldi e logistica non mi distraggono.

In quanto alla formazione, no, non ho studiato per diventare ciò che sono. Ho studiato un pò di fotografia a scuola, ma finché non mi sono trovata a fotografare ciò che volevo, anche se ancora non ero sicura di ciò che volevo, non ho imparato molto. E’ stato un lungo percorso tutto basato sull’esperienza e sulla costante evoluzione, gli autoritratti hanno aiutato molto e il lavoro di modella mi ha dato più una prospettiva umana che tecnica (es. Come non trattare i tuoi modelli eheh).

Ammetto che mi piacerebbe fare un corso di regia e scrittura, perché il cinema è mondo molto più complesso e voglio trovare il mio modo ideale per comunicare attraverso il video, ogni movimento camera, ogni angolazione, ogni virgola, i piccoli tecnicismi, possono aiutare a raccontare una storia nel modo più naturale possibile e, credo che sia questa la mia strada, la naturalezza.

La naturalezza rende una qualsiasi scena vera, l’accettazione di sé rende una scena vera, e non c’è sempre bisogno di uno strumento per raccontare una storia e per comunicare, basta farsi un giro in autobus e osservare le persone con empatia e compassione, eccolo il vostro film erotico.

Che tipo di relazioni si instaurano sul set di un film erotico? C’è quello che immaginiamo come un cordiale cameratismo? Quali sono le sensazioni di una donna che vive dall’altro lato della videocamera?

C’è da dire che la relazione esiste ancora prima delle riprese, per via dei casting e della comunicazione in pre-produzione. Oltre alla discussione della sceneggiatura bisogna parlare dei limiti e dei livelli di un attore porno, cosa sono disposti a fare e cosa no e di come tu come regista vuoi approcciarti e cosa proponi. Non so bene come rispondere alla tua domanda sulle sensazioni, perché non so come le altre donne si sentano, né come si sentano gli uomini, quindi non so come dovrei sentirmi in relazione a cosa e a chi. No so se riesco a spiegarmi. E’ una domanda molto interessante e mi ispira a parlare di più e confrontarmi con altri artisti erotici.

Ma ti posso dire come mi sento io come persona, indipendentemente dal mio sesso. Sul set di un film sono molto rilassata ma allo stesso tempo concentrata, ci sono talmente tante cose da prendere in considerazione! Ci sono anche molte persone sul set e sta continuamente succedendo qualcosa anche quando sembra che non stia succedendo molto. Quando si gira la scena di sesso sono talmente presa dai tecnicismi e da come il tutto appare sul monitor, che il fatto che due persone stiano facendo sesso di fronte a me è abbastanza irrilevante, paradossalmente. Ma quando ho un attimo per rilassarmi e mi rendo conto di cosa stia succedendo, mi sento molto piccola e stranita e realizzo quanto io sia grata che queste persone siano disposte a esporre la propria intimità per la mia visione. E’ incredibile, credo semplicemente di avere ancora poca esperienza per poterne parlare più a fondo. Con le foto è più semplice e non c’è nessun altro a parte me e i modelli.

Nel tuo eclettismo e nella tua vasta esplorazione di tutti i mezzi a d’espressione c’è anche la musica. Purtroppo, pur essendo un’appassionata, non sono un’esperta. Sono stonata come una campana!!! Ho ascoltato le tue tracce e per certi versi mi hanno ricordato Massive Attack, ma potrebbe trattarsi di una completa stupidaggine. Nessuno meglio del creatore sa definire la propria creazione. Vuoi parlarci della tua musica? Cosa cerchi di trasmettere? Quali sono state le tue collaborazioni in questo senso per arrivare al prodotto finale?

Grazie del tuo interessamento! La musica è una cosa senza la quale non potrei vivere e tante volte ho provato a metterla da parte per concentrarmi sulle arti visive e ho fallito miseramente, mi sono proprio sentita misera. Al momento ho una band shoegaze (un sottogenere musicale dell’alternative rock, sviluppatosi nel Regno Unito alla fine degli anni ottanta). Lanceremo presto il nostro singolo con me come cantante, sono con loro solo da qualche mese quindi stiamo ancora scrivendo e riarrangiando molte cose. Nel frattempo creo e sperimento con la voce, usando effetti e creando dei loop, puoi sentire l’ultima demo qui:  >>>>>>>>>>  Collaboro con Dj e produttori di musica elettronica, la mia più grande passione, e vorrei ampliare di più il mio giro, anche e soprattutto per l’esperienza in sé, conoscere le persone attraverso la musica e il loro processo creativo è rincuorante quasi.

I Massive Attack non sono troppo lontani da quello che faccio, a tratti è lo stesso genere. Non sei totalmente fuori strada!

Cosa voglio trasmettere… Ecco, rispetto alle altre cose che creo, non so bene dove voglio arrivare con la musica, mi interessa quasi di più il processo creativo che il prodotto finale, a volte non mi interessa nemmeno se un pezzo è finito, voglio solo farne parte, voglio solo esprimermi nel momento. E’ bello creare senza porsi il problema del target e di cosa si voglia comunicare, dà un input quasi più autentico. Il film che ho diretto per XConfessions coinvolge un mio vecchio amico e artista con cui ho già collaborato come cantante e questo mi ha aiutato a dirgli esattamente che musica volevo per il mio cortometraggio, perché avevo già il linguaggio incorporato nel mio sistema. “Parlare di musica è come ballare di architettura”. Più linguaggi conosci, più sei libero.

Web sito: Nina Sever / Instagram

Di: Sara Ballini.