Marco Tenaglia: glamour “allegro allegrissimo”

E’ un piacere intervistarti per Alufem, Marco. Osservando le tue fotografie vedo un’immagine molto carnale, forte e decisa della donna, questo rispecchia la tua visione del ruolo femminile contemporaneo nella società occidentale?

No assolutamente. Rispecchia la donna come piace a me. Se poi coincide con altro è solo una pura casualità. Le mie fotografie sono tutte autoritratti.

Analogico o digitale e, perché?

Dall’arrivo del digitale ho assistito a discussioni tra schiere contrapposte a favore dell’uno o dell’altro mezzo, come le tifoserie di due squadre allo stadio. Trovo tutto questo molto ridicolo. A me interessa il risultato, non lo strumento con cui lo raggiungo.

Il tuo glamour mi ricorda un po’ le situazioni ritratte in alcuni fumetti degli anni passati, con le loro eroine al limite del trash ma estremamente sensuali… A cosa sei ispirato e quali sono le influenze principali che hanno contribuito a creare il tuo stile personale?

Non avevo mai pensato ai fumetti, anche perché l’unico che leggo è Dylan Dog, e Topolino quando ero bambino ma non credo di aver preso ispirazione da quest’ultimo! L’ispirazione può venirmi da qualsiasi cosa, un film, una foto, una scena di vita reale, che rielaboro e immagino a modo mio.

Come e quando hai deciso di dedicarti alla fotografia?

Diciamo che mi sono sempre piaciute la fotografia e le donne. Da adolescente guardavo tutte le riviste che mi capitavano, moda, glamour, erotiche, e alla fine cominciai a pensare che avrei potuto scattare io quelle foto. Il punto di svolta è stato durante i primi anni di ingegneria, mi immaginavo proiettato nel futuro e non mi vedevo proprio come ingegnere. La passione per la fotografia al contrario montava sempre più e l’idea di vedermi sui set fotografici mi faceva sentire bene. Era quello che volevo fare.

Horst, Avedon, Newton..chi altri? E Mapplethorpe dove lo vogliamo mettere? Hai mai pensato di fotografare anche uomini?

In realtà l’unico che mi ha ispirato è Newton. Di Avedon e Mapplethorpe non sono mai stato un grande ammiratore. Horst è stato uno dei primi fotografi che mi ha appassionato. Invece per il colore mi piace molto Bourdin. Stiamo parlando comunque di grandissimi che hanno fatto la storia della fotografia e verso i quali nutro assoluto rispetto al di là di quelli che sono poi i gusti personali.

Gli uomini li fotografo prevalentemente nelle sessioni private, ma sempre insieme alle donne. Fanno da complemento e parte integrante del gioco erotico.

Cosa crea l’inconfondibile atmosfera delle tue immagini? Qual è il tuo segreto non svelato?

Non c’è alcun segreto, e anche ammesso che ci sia essendo tale non vedo perché svelarlo! In realtà scatto semplicemente quello che ho in mente.

Cosa ti intriga dell’immagine e dell’erotismo della donna? Potresti dire di essere ossessionato dai dettagli?

I dettagli sono importanti, possono fare la differenza e sicuramente li curo, ma non ne sono ossessionato, rientrano nella normale progettazione del servizio.

Mi intriga la carica erotica delle donne forti, decise, quelle che in un certo modo spaventano molti uomini. Nelle mie fotografie non troverai mai una donna fragile, remissiva, o sottomessa, ne tanto meno la classica donna oggetto.

Quale differenza esiste secondo te, se esiste una differenza, nella fotografia glamour/erotica, tra l’obiettivo di una donna e quello di un uomo?

Non è una questione di genere sessuale, ma di come si intende e si vive l’erotismo. Questo fa la differenza tra le foto.

Che tipo di atmosfera si respira in un tuo set? Quanto tempo impieghi per progettarlo e prepararlo?

Mi piace lavorare in un ambiente professionale e tranquillo. Con me non c’è spazio per chi è in vena di isterismi da prima donna. La pre-produzione è fondamentale. I miei servizi sono tutti una messa in scena, ricreo situazioni che ho in mente. Con la progettazione semplifico al massimo la ripresa, è un po’ come seguire le istruzioni di montaggio e sul set non solo diventa tutto più semplice, ma si lavora tutti in modo molto più rilassato e rapido.

Quanto tempo impieghi nella postproduzione e qual è la fase fondamentale del processo che porta al prodotto finito?

Non molto. Faccio subito una prima selezione delle foto e poi la definitiva dopo qualche giorno a mente più fredda, quindi passo al ritocco che per me deve essere quel minimo intervento che serve per migliorare la resa finale di una foto; in realtà non sopporto l’abuso di questa pratica.

Praticamente il mio lavoro si svolge in quattro fasi. Pre-produzione, ripresa, post-produzione, e stampa finale. Sono concatenate, se qualcosa va storto si riflette sul prodotto finale.

Cos’è l’Estetica, la bellezza e l’Arte e dove pensi si stia dirigendo la fotografia contemporanea?

Per me sono concetti astratti, relativi alle epoche e alle culture, di cui si parla troppo e che si cerca di omologare. Io poi sono la persona meno adatta a parlare di arte.

La fotografia è in continuo cambiamento, lo è sempre stata. In questi ultimi anni grazie alla tecnologia è diventata accessibile a tutti, ma ci vuole più cultura per potersi esprimere con le immagini, altrimenti è come parlare una lingua senza conoscerne la grammatica.

 

Di. Sara ballini.

Ph: Marco Tenaglia / Instagram