Manfred Baumann: fotografami l’anima – dentro la carriera di uno dei maggiori fotografi del mondo

Nato e cresciuto tra il tepore delle braccia di Vienna, Manfred Baumann è uno degli artisti più eclettici che il nostro tempo abbia conosciuto. Nudi artistici, ritratti di celebrità,  paesaggi naturali e didascalie urbane: il suo lavoro fotografico è alla costante ricerca del nuovo – nuovi temi, nuove immagini, nuovi modi di raccontare le persone e il mondo. 

Salve Sig. Baumann, innanzitutto la ringrazio per averci dato l’opportunità di questa intervista. Visto il suo curriculum se ne deduce che lei sia una persona particolarmente impegnata e devo dire che per me è  stato difficile fare una sintesi della sua intera carriera, che va di pari passo con il suo grande senso di altruismo e compassione per persone e animali. Le do l’opportunità di raccontarsi. Se lei dovesse esprimere in poche righe tutto ciò che ha fatto nella sua vita, quali esperienze sceglierebbe? Quali collaborazioni, progetti e avvenimenti personali sentirebbe indispensabili raccontare per spiegare chi è Manfred Baumann?

Sono nato a Vienna nel 1968 – Nel 1995 ho iniziato la mia carriera di fotografo facendo il freelance per svariati anni, lavorando per personaggi e clienti prestigiosi. Nel 2013 ho iniziato a collaborare con la National Geographic Society, e dal 2017 con la Leica Akademie, tenendo corsi di fotografia in tutto il mondo.

Ho esposto le mie opere facendo svariate mostre e pubblicando molti libri e calendari. Le mie fotografie sono esposte nei musei e nelle gallerie di molti paesi. Con gli anni sono riuscito grazie al mio intenso lavoro a diventare uno dei più influenti fotografi del nostro tempo (così mi dicono)… Attraverso i Social Network raggiungo più di un milione di followers.

Per me, il fascino della fotografia consiste nell’uscire dall’ordinario e riuscire a catturare l’impressione del momento. Amo esplorare il mondo attraverso gli obbiettivi delle mie macchine da presa.

Recentemente ho fatto delle belle Mostre nelle Leica Galleries di Melbourne, Sydney, Los Angeles, Vienna e Londra. Inoltre, ho avuto un grande riscontro al Museo di Storia Naturale di Vienna con una mostra dal titolo: “MUSTANGS”. Dedicata alla vita selvaggia di questi bellissimi cavalli.

Nella sua biografia si legge che per il suo lavoro di fotografo ha tratto grande ispirazione dalla figura di suo nonno, fotografo a sua volta, che le ha regalato una Praktica. Le va di raccontarci meglio di questo?

Mio nonno, per il mio decimo compleanno mi regalò la mia prima macchina fotografica reflex – una Praktica TL 1000 che ancora oggi custodisco gelosamente nella mia collezione privata. Da quel momento ho sentito un’intensa passione per la fotografia, probabilmente ho ereditato il talento per le immagini da mio nonno che era anche lui un grande fotografo. Lui ha vinto molti premi e ho sempre adorato il suo approccio alla fotografia, forse è per questo motivo diciamo così: “familiare”, che preferisco molto scattare in bianco e nero.

Lei ha girato e gira il mondo grazie al suo lavoro. Ma dica la verità, Vienna le è rimasta nel cuore. Cos’ha di speciale? Cosa rappresenta per lei Vienna?

Vienna é la città dove sono nato e cresciuto, la mia famiglia e gli amici più cari sono viennesi… Credo che tutti noi siamo attaccati alle nostre radici, belle o brutte che siano e Vienna é stata per molto tempo una delle principali capitali del mondo. Ho anche dedicato un libro a questa mia bellissima città che trovo, non solo io credo, incantevole. Si intitola semplicemente: ViennaEdition Roesner– Lo trovate facilmente su Internet se volete.

In un artista l’eclettismo è un valore che rischia di far diventare il lavoro dispersivo e inconcludente. Ovviamente non è il suo caso, per questo le chiediamo un consiglio: come si riesce a valorizzare al meglio questa grande peculiarità? E lei personalmente come concilia, nel suo lavoro, progetti che per tematiche sono molto distanti? O è solo una distanza illusoria?

Io dico sempre che chiunque può benissimo scattare delle buone foto con le tecnologie attuali… Tuttavia, imparare a vedere veramente le cose, gli uomini, le modelle, i panorami distinguerli, dargli la loro “vita” con il proprio occhio e senza stravolgerli, richiede molto tempo e riflessione. Sia che si tratti di foto in bianco e nero che a colori. E’ un processo che deve sviluppare anche la tua coscienza, le foto sono documenti, vita, storia… Lo sguardo del fotografo deve essere uno sguardo nell’anima di ciò che ha davanti a se.

Cosa lega tutti i suoi progetti fotografici?

La fotografia ci consente non solo di catturare i ricordi, ma anche di crearne alcuni. Un buon fotografo deve catturare l’elemento sorpresa, andare oltre ciò che è visibile e concentrarsi sull’essenziale quindi scattare solo al momento giusto! Credo che questo sia l’unica regola importante che lega le mie opere.

Oltre alle esposizioni e i libri, lei vanta anche numerose pubblicazioni e collaborazioni con riviste specialistiche e patinate. Tra queste ultime ci sono anche Playboy e GQ. Come si confronta col tema del nudo artistico e della fotografia erotica?

 La fotografia di nudo artistico é una dei miei generi preferiti mi piace molto. In passato ho scattato molte foto ricercando il mio peculiare linguaggio visivo e formale nel ritrarre questi soggetti.

Mi sono reso conto che certe immagini “magiche” prendono sostanza quasi furtivamente, anche se sono state lungamente organizzate o pensate. E’ questo che le rende indimenticabili come icone. Ad esempio come la composizione degli anni 90 di Herb Ritts: “Le cinque modelle” o le foto scattate da quel gigante inarrivabile che é stato Helmut Newton.

Dal 2002 lei ha iniziato a ritrarre tra le più celebri e amate personalità di Hollywood. Nel collaborare con gli attori, è sempre interessante affrontare il tema della maschera. Nella sua esperienza, in che modo ha lavorato affinché emergesse spontaneamente la persona e non il personaggio?

Quando lavori con tutte quelle stelle ci fai l’abitudine e non le tratti  più come se fossero sempre su un piedistallo. Sono persone come te e me, alcune complicate altre meno. Voglio dire, la fotografia è qualcosa di comprensibile per tutti quelli che la guardano, quindi mi assicuro sempre che tutti coloro che ritraggo ricevano da me lo stesso trattamento sul set, indipendentemente che siano celebrity o persone comuni. La  priorità é essere professionali, non sono mai stato un fotografo che desidera scattare foto per ore, ma piuttosto mi esprimo meglio con sessioni veloci e ben fatte.

Lei è anche un grande filantropo, vegetariano, animalista e attivista. Secondo lei, l’amore salverà il mondo?

Con il mio lavoro di fotografo ho la fortuna di poter vedere e immortalare situazioni che altrimenti nessuno vedrebbe mai, perciò cerco di cogliere sempre qualcosa nella realtà che mi circonda facendo il modo di riportarlo all’attenzione di tutti. D’altra parte è l’occhio che crea la foto e non la macchina. Non so se l’amore salverà il mondo, mi accontenterei anche della bellezza.

Nel suo portfolio, data la loro grande intensità, non si può far a meno di notare un progetto fotografico di alcuni ritratti di persone con sindrome di Down. La potenza di queste foto è disarmante. Ci racconti come è nato questo progetto, poi ci dica, la fotografia può essere un modo per abbattere pregiudizi e diversità? Ritrarre un soggetto, può equivalere a dargli una dignità che gli è stata tolta o mai data?

E’ stato estremamente naturale affrontare questa cosa. Ho una sorella con disabilità mentali e volevo mostrare come fosse normale. Quanto sia adorabile e felice! Così come tutti quelli che ho fotografato, volevo mostrare quello che gli altri non vedono! Più li riprendevo e più scoprivo le loro storie, la loro umanità quello che hanno da dire e da dare. Era come un prurito che dovevo grattare, una chiamata ad affrontare questo tema. Per me ha un senso molto intenso.

I suoi sketch fotografici urbani invece sono tecnicamente molto complessi e per nulla banali. Ci racconti l’iter concettuale dietro questo lavoro, e se può darci qualche indicazione riguardo la tecnica che ha utilizzato per realizzarli.

Ansel Adams è sempre stato il mio grande modello nella fotografia paesaggistica. Adoro vedere quanta calma e potere vi siano state infusi nelle sue foto.

A me piace lavorare con il minimo indispensabile, preferibilmente con la mia Leica M. Poi c’è la bravura del fotografo che deve saper osservare. Comunque l’esperienza e il tempo spesi a scattare portano i migliori risultati.

Cosa c’è dietro ogni suo progetto fotografico? In cosa consiste il processo creativo nel suo lavoro?

Fotografo solo ciò che mi interessa e ciò che amo. La durata dipende della pianificazione e dell’attuazione del rispettivo progetto per: “And of line” abbiamo lavorato per tre anni. Per: “Mustang” un anno. Ogni progetto è diverso

Nelle sue foto domina l’uso del bianco e nero, accompagnato da una sapiente articolazione della luce. Ci spieghi il motivo di questa preferenza e se nel suo stile trae ispirazione da qualche artista del passato.

Per me il bianco e nero riesce a raccontare ed evocare la storia migliore consentendoti di andare più velocemente al cuore di ciò che vuoi rappresentare ed essere essenziale.

Secondo Michelangelo l’opera d’arte era già contenuta dentro il blocco di marmo, e il lavoro dello scultore era semplicemente quello di liberarla dalla prigionia. Devo essere sincera, vedendo le sue foto l’impressione è la stessa, che lei abbia la capacità di far uscire l’anima di ciò che ritrae attraverso la fotografia. Domanda molto sciocca, come fa?

Una buona immagine viene creata mentalmente e in anticipo nella testa. Se sei una persona o un artista noioso, anche le tutto quello che fai risulterà sempre noioso. Non devi lavorare su ciò che crei ma su te stesso. Pablo Picasso disse una volta: “Ogni bambino è un artista, il problema è come rimanere artisti una volta cresciuti”.

Lei è anche sposato. La prego, ci racconti come vive il rapporto con sua moglie e come è riuscito a conciliare una vita affettiva di coppia con la sua carriera.

Nelly, mia moglie, non è solo la mia musa… E’ la mia vita, la mia anima gemella, la mia manager. Senza di lei, Manfred Baumann non esisterebbe certamente, non in questa forma. Siamo insieme tutti i giorni da più di 22 anni. 

Fotografami l’anima è il titolo dell’intervista che ho scelto per lei. Ma cos’è per  lei l’anima? Secondo lei si può fotografare?

L’anima è la nostra energia il nostro più intimo soffio, un segreto ancora non decriptato e inesplorato. Tenersi aggrappati a Lei é una grande sfida che non tutti sanno gestire ma bisogna farlo se vuoi arrivare a disporre delle tue potenzialità. Una buona foto é come giocare a scacchi devi pensare in anticipo le mosse future.

Grazie ancora per il suo tempo.

Di: Ludovica O.D.C. – traduzione: Carmine Mino – Editing: Federica Galbiati.

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