Lorenzo di Mauro: le vintage pin-up che attraversano il tempo

Grafite, fogli A4, prospettive, colori, espressione. Il mondo del disegno è sempre pronto a travolgerci, a catturare la nostra attenzione, nei modi acrobatici permessi solo da arte e fantasia. Abbiamo qui Lorenzo di Mauro, illustratore italiano, pronto a portarci con sé nella sua arte.

Ciao Lorenzo, benvenuto su Alufem, cominciamo con qualche curiosità su di te. Dove sei nato e cresciuto?

Sono nato e cresciuto in Sicilia.

Quando e com’è nata la tua passione per il disegno?

Da bambino, per gioco, disegnare mi è sempre piaciuto.

Disegnare non è come spostare mobili o impilare scartoffie, richiede il talento e non tutti ce l’hanno. Il tuo di talento è innato o hai cominciato con degli scarabocchi?

Non ricordo, certo agli inizi saranno stati scarabocchi, che poi diventarono disegni dei quali cominciavo a essere orgoglioso. Non so se ho del talento innato, certo con la pratica si migliora e il talento, se c’è, si può esprimere meglio.

In che modo, nella tua esperienza, una passione si trasforma in un lavoro? Molti lasciano stagnare il loro lato artistico in un background che non li rappresenta.

E’ stato così a lungo pure per me: un gioco poi dimenticato. Durante l’università, per pagarmi le vacanze, cominciai a fare serigrafia, erano gli anni ’70, il mio laboratorio si chiamava APPLE e il logo era una mela morsicata… anni dopo, il mio primo Apple Macintosh mi sembrò un déjà vu! La serigrafia non era come disegnare, ma utilizzavo comunque manualità e colore, mi piaceva, anche se invidiavo un pò due amici che realizzavano dei bei disegni. Devo a questi amici, che con i loro lavori mi hanno ispirato, avere ricominciato a disegnare, poi una parente, elogiando un mio disegno, mi dice “perchè non lo fai come lavoro?”, è cominciato così.

Com’è essere un illustratore, lavorativamente parlando e non? Sicuramente vivi in un ambiente sempre pieno di innovazione.

Non credo ci sia un solo modo di essere illustratore, ognuno vive la cosa a modo suo. Per quanto mi riguarda dell’illustrazione mi piace l’aspetto artigianale, perfettamente espresso dal grande Ferenc Pinter in una conferenza a Lucca Comics di tanto tempo fa. Pinter in breve diceva: non sono un pittore mancato, non mi interessa sentirmi “artista” nel senso corrente, mi sento artigiano e mi piace fare bene quello che faccio, come un falegname che fa un bel tavolo ed è fiero del suo lavoro. Condividevo tutto di quel discorso.

Riguardo all’innovazione è vero sopratutto da quando c’è il computer, non si finisce mai di imparare le nuove versioni dei programmi con i quali si lavora. A volte stanca ma è importante conoscere le potenzialità dei propri strumenti.

Un altro aspetto stimolante è che si viene continuamente ispirati dal lavoro degli altri e ogni volta si rimane a bocca aperta come bambini.

Guardando i tuoi lavori, la prima cosa che mi salta all’occhio sono i colori. Vividi, saturi, danno una tridimensionalità vertiginosa. Quanto è importante il colore, nei tuoi lavori?

Molto importante! Mi piace giocare con i colori per definire i soggetti delle mie illustrazioni. Mi piace anche lavorare con una palette di colori limitata però, anche solo una scala di grigi: i toni scuri scavano, i toni chiari aggiungono, è come modellare l’argilla.

Pin-Ups, caricature, ritratti, fantasy… Sembra che la tua arte non si accontenti di un unico aspetto. Perché hai deciso di illustrare questo tipo di soggetti?

Lavorando per tanti anni come illustratore freelance, in pubblicità soprattutto, ti assicuro che ho disegnato di tutto. Nei lavori personali il mio soggetto preferito sono le Pin-Up, seguite dai ritratti, mi piace esplorare la geografia di un volto e mi piace pensare di riuscire, qualche volta, a intravedere scorci dell’anima.

I tuoi lavori sono molto femminili, la donna è protagonista. Come mai questa tendenza?

Da ragazzino, mio padre mi portava da un barbiere che mi tagliava i capelli sempre più corti di quanto non avrei voluto, e per questo lo detestavo, ma nel suo salone regalava ai clienti calendari tascabili profumati con le Pin-Up  di Vargas, Elvgren e altri maestri. Così l’elemento femminile entrò nel mio immaginario durante l’adolescenza: sensualità, ironia, eleganza. Mi sono innamorato subito delle Pin-Up e l’amore continua.

Ogni artista ha le sue muse, in varie forme. Dove trovi l’ispirazione?

Ho avuto il privilegio di collaborare con modelle che sono leggende nel mondo delle Pin-Up, vere muse come Julie Strain, Veronika Kotlajic, Stacy E. Walker, Kay O’Hara, Vanessa Lake, Suzi Simpson e mi scuso con le altre se non posso citarle tutte.

L’ispirazione si può trovare ovunque però, cinema, tv, riviste… anche un libro o un disco possono suggerirti un’immagine.

Il tuo modo di disegnare è tutto tranne che convenzionale, come definisci il tuo stile?

Almeno nelle mie intenzioni mi piace rendere realistico un soggetto irreale, specialmente con le Pin-Up. Se uso come riferimento le foto di una modella, non mi piace copiare la foto, credo di non averlo mai fatto. Anche quando la mia illustrazione ha un realismo fotografico, basterebbe confrontarla con la foto per vedere la differenza. La foto rappresenta una bellissima donna reale, la mia illustrazione un essere irreale, da sogno, le gambe si allungano, i fianchi si assottigliano, le curve si accentuano. Ecco cosa mi piace fare: rappresentare, in modo realistico, creature che non esistono, che vivono nell’immaginario.

Per riuscire a creare, bisogna essere a proprio agio nel tempo e nello spazio. Qual è il momento della giornata in cui lavorare ti riesce meglio, il tuo personale focolare artistico?

Da studente non mi piaceva ripassare la sera tardi, piuttosto mi svegliavo all’alba, ma una vita da illustratore mi ha trasformato in lavoratore notturno. Se ho fretta lavoro tutto il giorno, ma di solito lavoro un pò tra mattina e primo pomeriggio, lasciando il grosso per il tardo pomeriggio e per il dopo cena, fino a quando serve. Non che sia sempre piacevole lavorare di notte, ma a volte lo è, non ci sono telefonate nè altre interruzioni, ci si concentra meglio.

Principalmente, chi sono i tuoi clienti? Il disegno, quello fatto bene, è un abilità ancora molto richiesta? E in che settori?

Punto dolente… Il disegno fatto bene è ancora molto richiesto? Veramente a volte sembra di no. Ho lavorato molto in pubblicità e nel multimedia – la stagione dei CD-ROM – anche con animazioni Flash e Director. Oggi lavoro per privati o compagnie che mi contattano online per commissionarmi lavori per uso personale o commerciale, nuovi lavori da realizzare o licenze di utilizzo di miei lavori esistenti per cartoline, puzzles, magliette, ecc.

Negli anni che corrono – fra stampanti in HD e migliaia di software diversi- il disegno a mano sembra un mestiere per nostalgici. Sono in errore o siete rimasti in pochi?

Non c’è pericolo, secondo me! Non credo che la tecnologia sia una minaccia per il disegno a mano. Prima di tutto perchè, anche usando computer, tavoletta Wacom e programmi evoluti come Photoshop o Painter, le tecniche per ottenere buone illustrazioni digitali sono quelle di sempre. Grazie a questi strumenti è possibile disegnare come con matite e pennelli, ci vuole una buona mano. Poi, nonostante il computer, ci sono tanti artisti di talento, in tutto il mondo, anche in Italia, che usano tecniche tradizionali con risultati straordinari.

Per quanto mi riguarda, ho ripreso da poco a lavorare su carta, nel tempo libero, dopo anni di lavoro quasi solamente digitale. Pensavo che sarebbe stato più complicato riprendere la confidenza di un tempo e invece mi sono sorpreso di non trovare praticamente difficoltà, a parte che su carta non puoi “annullare” e tornare in dietro 🙂 Il disegno su carta prepara a quello digitale, e viceversa. Così, tornando a matite e pennelli, mi è sembrato di non avere mai smesso.

Grazie per le tue risposte. Ti lascio con un’ultima domanda un po’ più astratta: ti sei appena svegliato, silenzio totale e calma, pieno d’ispirazione… Qual’è il soggetto che ti viene voglia di disegnare di getto?

Una tazza di tè 🙂

Di: Carmine Mino.

Art: Lorenzo di Mauro / Facebook / Instagram