L’estasi dell’oro

Alla più bella…

Un mondo lontano, uno spazio senza tempo. L’Olimpo. Dei riuniti intorno ad una tavola sontuosamente imbandita, gravida di vasi di ambrosia; è il matrimonio di Teti  e Peleo. Eris, dea della discordia, non è stata invitata. Furibonda decide di farsi vendetta e lancia una mela su cui campeggia la scritta “Alla più bella”. Scoppia una disputa tra le olimpiche bellezze. Tutte la vogliono, tutte fanno a gara per ottenere l’ambito titolo.

È storia di tutti i giorni. Ogni donna vorrebbe essere la più bella e per riuscire a destare l’interesse maschile e, perché no, anche quello femminile, ama adornarsi di gemme e pietre preziose. E poi, a ben pensarci, il pomo della discordia era d’oro…a cosa ambivano Era, Afrodite ed Athena? Al titolo di più bella o a quello splendido gioiello?

Nella storia del gioiello, assume particolare rilevanza l’avvento dell’età dell’oro. In Egitto si comincia a fondere il prezioso metallo, utilizzando fornelli alimentati dall’afflusso d’aria. Egizi, Maya e Incas hanno sempre creduto in un profondo legame tra oro e religione. L’uomo ha, dunque, sentito spesso l’esigenza di adornarsi per motivi sacri e religiosi.

Ma ben presto l’elemento estetico ha prevalso e sul panorama ornamentale si sono cominciati ad affacciare gioielli creati tramite l’utilizzo di pietre, gemme e ceramiche, abilmente intrecciati e incastonati su sagome d’oro. La pietra, dura, difficile da rompere, conferiva, a chi la portava, quasi una parvenza di invincibilità e di forza, motivo per cui, in occidente, sovrani e monarchi presero l’abitudine di adornarsi di gioielli gravidi di pietre preziose che venivano molto spesso considerati dei talismani.

Grazie a Carlo VII di Francia, si giunse ad una svolta importante. Il gioiello si svincolò dalla sua funzione ufficiale per divenire più “democratico”; smette di essere soltanto ammirato e comincia ad essere anche indossato. Si spiega così, il boom di gioiellieri che ad esempio affollavano le botteghe di Firenze lungo il ponte vecchio.

La storia del gioiello è la storia dell’uomo, si evolve di pari passo alla civiltà, agli usi, ai costumi. Se dunque i greci prediligevano forme lineari, in concomitanza con un ideale di raffinatezza e classica compostezza, i romani, invece, preferivano creare preziosi dal profondo significato simbolico e metaforico oltre che magico; furono i primi, ad esempio, ad utilizzare l’anello come simbolo di legame amoroso, come simbolo di unione tra anime, usanza che è giunta sino ai nostri giorni.

A Luigi XIV e alla sua vita galante si deve un vero e proprio incremento del mercato del gioiello; il Re Sole, infatti, amava gratificare le proprie giovani amante regalando loro gioie di impareggiabile bellezza. Ambiziose aristocratiche si sfidavano a colpi di collane e anelli pur di finire tra le grazie dell’eccentrico sovrano, alimentando così il business del gioiello. Ancor più importante è che le donne, giovani e meno giovani, desiderose di agghindarsi e di farsi vedere, non placarono la loro fame di oro neanche durante il periodo della Rivoluzione e del Direttorio.

Ben presto, le donne impareranno l’arte di abbinare il gioiello al vestito (o il vestito al gioiello?) e da questo momento in poi l’evoluzione dei preziosi sarà indissolubilmente legata alla storia dell’abito, oltre che a quella della civiltà.

Nel periodo elisabettiano assistiamo all’affermazione del pendente come oggetto più desiderato e apprezzato di pari passo agli orecchini. La moda del periodo imponeva capelli raccolti che lasciavano scoperti i lobi e il collo…che vezzo veder fare capolino a deliziosi pendenti che si intonavano con il colore degli occhi, dei capelli e degli abiti! Diciamo anche che questi luccicanti oggetti servivano per focalizzare l’attenzione dell’uomo verso una zona femminile storicamente erogena. Il gioiello, dunque, come richiamo sessuale, colli scoperti che invogliano a toccare. 

A prescindere dal valore sacro, magico e simbolico che gli si è voluto attribuire nei secoli, ha avuto e ha, tuttora, comunque una funzione “sociale” importante che nulla ha a che fare con la valenza che ha avuto nei secoli precedenti. Attraverso il dono di un gioiello manifestiamo stima, amore, amicizia o anche un semplice ringraziamento. E quale donna non sarà eternamente grata a quell’uomo che vorrà donarle un anello di tiffany? E quale uomo non ha mai pensato di ingraziarsi l’amata promettendole in dono un giro di perle chanel?

Nel ventesimo secolo i gioielli sono stati spesso usati per conferire originalità ad uno stile, basti pensare a Mademoiselle Coco Chanel che con  i suoi sei giri di perle, i diamanti posticci applicati agli abiti ha dato un allure tutta particolare ai suoi tailleur. Ed è storia recente che molti stilisti di alta moda si siano affidati a grandi designer per creare esclusive linee di gioielli per soddisfare le voglie di fashion victim sempre più esigenti.

Oggi come ieri, il gioiello fa storia, fa parlare, fa sognare, racchiude in sé un mondo, un mondo che fonde magia, bellezza, sentimento e feticcio.

Di: Pinella P.

Ph: Alberto Lisi (Hikari Kesho)