Laura Thomas: la nuova generazione madrileña

 Cosa vorresti far comprendere e offrire alla visione dello spettatore?

Adoro fotografare l’essenza, l’eleganza e la forza di una donna. Mi piace l’insinuazione anche se espressa con un  semplice sguardo, o da una posa che faccia risaltare le curve, offrendo un movimento, una composizione. 

Qual è stato il tuo percorso  nel mondo della fotografia? Eri fotografa precedentemente  e ti interessi al Fetish, o il tuo interesse per il feticismo  ti ha avvicinato alla fotografia?

Cominciai a 16 anni facendo fotografia analogica e sviluppando gli scatti in una camera oscura.
La parte Fetish è venuta dopo, ed è stata lei ad incontrarmi. E’ cominciato tutto dalla prima volta in cui feci una sessione di fotografia di abiti in Latex di “Coco Latex”. A partire da quel momento, il mio lavoro si è diretto  verso questo stile. E’ vero che i miei lavori hanno sempre avuto un’estetica/immagine fuori dal comune, e che l’estetica Fetish mi ha sempre attratta, ma la mia intenzione, è trasferirla al mio terreno per arrivare ad un’immagine accurata e precisa. 

Attualmente tutto quello che è relazionato con il Fetish e le modelle di sessualità alternativa attraversa un momento di  grande auge. Credi che durerà o che sarà soltanto una moda passeggera?

Credo che sia sempre stato presente, in un modo o nell’altro. Da tempo ci sono lavori di artisti con un tocco Fetish anche se socialmente, non sono qualcosa di molto accettato.

 

Oggi si sta notando un cambiamento e credo che che durerà nel tempo, per quanto continui ad esistere la censura… 

 Quali sono normalmente le reazioni  dei tuoi ammiratori alle tue fotografie?

Normalmente sono buone, è chiaro che se hanno visto il mio lavoro o lo hanno seguito da vicino sanno già quel che faccio. Qualche volta ci sono state fotografie che hanno causato reazioni contrarie. Ma mi piace, mi fa capire che sto facendo le cose nel modo giusto, perché anche se non   apprezzato, hanno parlato del mio lavoro… Generalmente, però, hanno  provocato buone sensazioni. 

La relazione tra fotografa e modella è una chiave per il risultato della fotografia. Come riesci a creare questo ambient con le tue modelle in modo da dare autenticità alle tue opere?

Sono molto trasparente, dal principio spiego l’idea che ho in testa e, quel che pensano loro, potrebbe apportare idee perché il lavoro in collaborazione ha una connessione speciale. Credo che in questo modo e contando con il resto del team, si riesce a fare in modo che ognuno faccia la sua parte e si noti il risultato del lavoro. 

Sicuramente c’e qualche aneddoto buffo che puoi raccontarci. 

Adesso, quello che mi viene in mente è una volta in cui stavamo facendo fotografie con una stilista di Latex in esterno e la modella era giapponese. In questo caso, era un’esuberante modella giapponese piena di tatuaggi e per niente timida … Beh, sapendo già da prima come molte persone sono ristrette nelle loro vedute, molti ci passavano accanto, ridendo e gridando, come se stessimo girando un film porno. Noi guardandoci a vicenda ridevamo di loro, perché ci facevano pena. 

Si dice che le madri amino i loro figli allo stesso modo, ma nell’arte sappiamo che è diverso.
Qual è il progetto con cui ti sei relazionata con maggior soddisfazione?

Credo che senza dubbio sia stato il progetto “Oh My God!” sia dal punto di vista fotografico che delle videoriprese artistiche. Fu un progetto che pensai in molto tempo, sapevo che poteva far arrabbiare o generare qualche reazione ma mi interessava molto farlo. La base del progetto è che: ognuno di noi ha la sua vita nomale, con la sua routine e tutto il resto ma tutti abbiamo i nostri gusti, desideri, hobbies e feticismi, etc….Perché non una suora? Perché una suora non può bere alcol? Perché non può avere fantasie sessuali? Perché non può essere feticista delle scarpe col tacco o essere lussuriosa? E’ una persona come tutte le altre…

 Da dove nasce l’ispirazione per molte fotografie?

Guardando moltissime fotografie, film, illustrazioni… La maggior parte dele volte non hanno niente a che vedere con il mio stile, ma portandolo finalmente sul mio terreno riesco a creare qualcosa di personale.

Quali sono i nuovi progetti che hai in mente?

In questo momento ho la fortuna di poter elaborare e confezionare vestiti di Latex per il Marchio: “Coco Latex”. Quindi ho la possibilità di definire nuovi progetti fotografici con lo Stilista. Ci manca soltanto più tempo per organizzare però abbiamo già qualcosa in mente ed ho una gran voglia di cominciare!!!

Che consigli daresti ad una persona che sta cominciando nel mondo della fotografia e del Fetish?

Prima di tutto che comunichi qualcosa, logicamente questo stile può essere mal interpretato e per questo è necessario essere chiari. Io direi anche che é  meglio: “poco ma buono”, non è necessario rendere la modella volgare con una posa, non so se mi spiego… E’ meglio una posa fatta con cura e senza far vedere nulla. E’ più insinuante e sensuale. 

Di: Sara Ballini.

Ph: Laura Thomas. / Facebook.