Joanna Grochowska: quando il dolore si avvicina al piacere

 

Quando il dolore si avvicina al piacere Joanna Grochowska non perde l’attimo di immortalarlo. Per questo oggi Alufem vi presenta una delle fotografe più particolari e visivamente violente del panorama dell’arte Fetish.

Ciao Joanna, benvenuta su Alufem. Per noi è un grande piacere poterti fare qualche domanda. Innanzitutto parlaci un po’ di te: da dove vieni? Come hai iniziato?

Sono una donna giovane e calma. Vengo dalla Polonia e ho studiato presso l’Accademia di belle arti di Varsavia. Il mio più grande interesse è il tema del sadomasochismo nell’arte.

Come e quando hai capito di voler fare questo tipo di fotografie?

Nel mezzo dei miei studi e della mia crescita. Questi interessi estetici e intellettuali li ho sviluppati nell’adolescenza, fin dal momento di “iniziazione” in cui ho visto l’immagine di una bambola di Hans Bellmer, infatti le sue bambole, sono fra le più estreme e toccanti rappresentazioni del desiderio sessuale e della violenza, il vero lato oscuro dell’erotismo così come teorizzato da Bataille (e preconizzato da Sade).

Ci mostrano il corpo femminile, centro focale dell’ossessione, come un insieme di membra dislocate senza volto, puri oggetti dell’inconscio desiderio di violazione.  Per la prima volta durante i miei studi presso l’Accademia ho svolto una ricerca sul tema del sadomasochismo nell’arte che è diventato poi uno dei soggetti della mia tesi di laurea. La mia fotografia è molto influenzata dallo studio del pensiero del Marchese de Sade, di Georges Bataille, Pierre Klossowski, Julia Kristeva, Michel Foucault e altri. Ho formato la mia personale estetica e arte esplorando le nozioni di bellezza, piacere, sadomasochismo e trasgressione nel contesto della forma umana.

Nelle tue foto il dolore, il sadismo, hanno un ruolo centrale che solitamente è occupato dal piacere e dalla visione della bellezza. Che legame ci trovi?

Trovo che siano complementari.

I soggetti delle tue foto sembrano essere senza aria, senza anima, corpi abbandonati come sedie. Cosa cerchi di comunicare con questa estetica?

La forma umana senza volto è un termine preciso per descrivere i miei soggetti. La mia fotografia, dipingendo le persone come manichini, cancella la distinzione tra umano e inumano. Le figure immobili e passive riconducono al vuoto, e provocano l’invenzione di nuovi desideri e trasgressioni. Corpi androgini, senza volto, con parti del corpo cancellate. Io voglio che sia lo spettatore a riempire questo vuoto.

Nella maggior parte delle tue opere i volti non vengono mostrati, sono omessi. Dunque lo sguardo non gioca nessun ruolo per te? O la sua intensità è sostituita da qualcos’altro?

Gli occhi sono molto importanti per me. L’artista e lo spettatore hanno il privilegio di vedere e guardare.

Quali sono le tue più grandi fonti d’ispirazione?

Adoro l’arte di Joel – Peter Witkin, Antoine d’Agata e il giovane artista australiano Joseph Haxan. Il lavoro sovversivo della femminista e artista polacca Natalia LL ha una grande importanza per me.

Sul tuo sito spieghi un po’ la tua visione. Alcuni riferimenti mi fanno pensare che l’Italia sia stata molto importante per la tua formazione artistica. E’ così?

Sono ancora affascinata da La storia di Nastagio degli Onesti di Botticelli, che ho visto al Museo del Prado quando ero più giovane.

La contemplazione di questa opera è stata un’ illuminazione, in cui ho comparato il dolore al fenomeno della bellezza.

Come scegli le tue modelle? Cerchi qualcosa di particolare in loro?

Scelgo modelle transessuali, durante e dopo il periodo di transizione. Il corpo indefinito è riconducibile alla libera interpretazione di un’opera d’arte.

Ci puoi spiegare cosa significa per te Faceless Diamonds?

@facelessdiamonds è solo il nome del profilo Instagram in cui mostro i miei lavori. La maggior parte di essi sono censurati.

Col tempo anche il mondo Fetish e BDSM è uscito un po’ più alla scoperta, ma questo lato della sessualità che vuoi mostrare spesso spaventa o addirittura inorridisce. Pensi che sia un bene per certi versi? Pensi che sia proprio quello l’interessante?

E’ interessante e rischioso per lo spettatore.

Un bene? Dovremmo giudicare l’arte secondo categorie etiche? O va oltre l’etica?

Joanna grazie mille per il tempo che ci hai concesso e per averci spiegato la tua arte, concludiamo con un’ultima domanda: cosa bolle in pentola?

Qualcosa sull’assenza, usando diverse versioni del mio corpo per creare la mia finta gemella.

Di: Dario Puddu. 

Photographer: Joanna Grochowska / Instagram / Facebook