Hikari Kesho: il ritorno di Sweet Gwendoline

Purtroppo; esistono due o tre copie cartacee di “A” Magazine dove si può ammirare questo servizio fotografico realizzato tempo addietro da: Hikari Kesho per Alufem Milano. Così, abbiamo pensato di riproporvelo integralmente in edizione digitale perché, a nostro parere, merita un pubblico più vasto di quello che ha potuto avere sulla: cara… Carta.

Con questo commento Max, l’Art Director di Alufem ci ha spiegato come fu realizzato questo progetto. “Era un pò che volevo fare un servizio fotografico su questo tema, molti ci hanno provato e ci proveranno sempre. Il personaggio di Gwendoline fa parte di un immaginario che tutti noi abbiamo già dentro; perché lo abbiamo visto sotto mentite spoglie in mille modi diversi.  Avevo visto molti bravi fotografi ma quasi nessuno ci avrebbe messo il suo tocco personale; quello che mi serviva per distaccarmi da tutte le altre Gwendoline conosciute. Mi colpirono le foto di Alberto, (Hikari Kesho)… Espertissimo fotografo di moda e appassionato cultore dello Shibari giapponese, un’arte BDSM di legatura erotica dove le persone diventano delle sculture viventi. Quando passò da Milano, ci vedemmo alle: “Tre Gazzelle” per un caffè. Alberto più che altro m’incontrò per cortesia, e aveva fretta. Gli feci vedere il lavoro di John Willie, a lui completamente sconosciuto; a quel punto la fretta svanì. Si vedeva che non era un lettore di Fumetti ma il libro che avevo portato: Gwendoline and the Missing Princess, fu sufficiente a fargli dire sì! Gli spiegai con poche parole quello che volevo, poi sparì nel suo Veneto. Finalmente avevo la mia Gwendoline personale.”

JOHN WILLIE e le avventure della dolce Gwendoline

 John Willie (all’anagrafe John Alexander Scott Coutts), nato a Singapore nel 1902, era il rampollo ribelle di una famiglia di banchieri. Visse per lunghi periodi in una sorta di esilio in Australia, dove conobbe Holly, la modella che divenne sua moglie.

a Sidney, scoprì i libri illustrati dal francese Carlo (uno dei precursori europei del genere tanto amato da Willie) che operava nella Parigi degli anni ’30. Queste edizioni, di scarso contenuto artistico dal punto di vista letterario, erano riccamente illustrate con estrosi capi di abbigliamento e bizzarri marchingegni ideati per infliggere torture corporali e psicologiche  alle malcapitate protagoniste. Nel primo dopoguerra Willie si era trasferito negli Stati Uniti, fondò e mandò avanti da solo la rivista Bizzarre, che all’epoca venne considerata uno scandalo intollerabile per la collettività. Dovette rendersi irreperibile e fu costretto a cambiare di continuo indirizzo.

L’importante innovazione apportata da Willie alle immagini di bondage fu il passaggio dalla finzione delle immagini disegnate, alla concretezza delle sequenze fotografiche che ritraevano una o più modelle. Tra le più richieste c’erano quelle della candida Gwendoline e della perfida Contessa, anche agente segreto U69.

Nel 1950 Willie diede alle stampe il fumetto completo, Gwendoline and the Missing Princess, con una veste tipografica di lusso, mostrava una serie di nudi, in un contesto in cui il feticismo sconfinava nel sadismo.

Nel 1952 Irwing Klaw (fotografo ed editore conosciuto come il “padre” artistico di Betty Page) comperò gli originali da Willie, e li pubblicò in bianco e nero dopo averli fatti censurare dal disegnatore Eric Stanton, deturpandoli irrimediabilmente e intitolandoli New Adventures of Sweet Gwendoline.

A partire dagli anni ’60, dopo la morte di Willie, iniziò la produzione di alcuni improbabili seguiti delle avventure di Gwendoline, firmate da Gene Bilbrew (Eneg) ed Eric Stenton. Nel corso degli anni il mito di Gwendoline ha rivissuto sotto molteplici forme, arrivando anche ad ispirare il film The Perils of Gwendoline in the Land of the Yik-Yak di Just Jaeckin (1983) e la canzone dei tedeschi Die Ärzte Sweet, Sweet Gwendoline . Nel campo della fotografia, sono moltissimi i nomi che si sono ispirati alle disavventure della dolce fanciulla, soprattutto nella moda per poi entrare definitivamente nella cultura di tutti.

Le Modelle che hanno interpretato i personaggi di questo servizio fotografico si sono prestate a rispondere ad una breve intervista “gemella”. Non è cosa di tutti i giorni poter dare corpo alle fantasie che: John Willie ha fatto nascere in quei lontanissimi anni.

Prima sentiamo la corvina SeaofSin, l’agente U69 la nobile Contessa

Che cosa hai provato mentre interpretavi il tuo ruolo?

Interpretare un personaggio così importante nell’immaginario Fetish è stato un grande onore per me.

Conoscevi già i racconti di John Willie e le avventure della bionda e ingenua Gwendoline, ti sei sentita a tua agio nella sadica Dominatrice?

Anche le persone che amano il genere Fetish conoscono poco il lavoro di John Willie, almeno qui in Italia. Questo tipo di letteratura è ancora molto osteggiata nel nostro paese dove molti fanno finta di scandalizzarsi per cose ormai molto  mainstream giudicando male chi invece le apprezza e le vive sotto molte forme che possono essere personali, artistiche, e direi anche consumistiche.

Come ci si sente a rappresentare un sogno erotico senza tempo?

È molto eccitante.

Mentre posavi per questo servizio fotografico, hai mai desiderato essere l’altra modella?

Sì, ma sono più incline a fare la Dominatrice… anche se con Katya…

In che modo l’éqipe, e il fotografo hanno contribuito alla qualità di questa sessione fotografica?

Per dare il meglio è necessario andare d’accordo perfettamente. Direi che il 50% del successo di una sessione fotografica dipende dai professionisti con cui lavori e dalla chimica che si crea. Fin dal primo momento di questa servizio tutti abbiamo sentito una grande armonia. Katya non è solo una bella ragazza, è anche molto carina e spiritosa e Alberto è un vero Maestro.

Qual è la tua foto preferita? e come pensi di aver contribuito a realizzarla?

La mia foto preferita è quella in cui la mia schiava mi serve il tè. Hai notato il mio sguardo? Indifferenza? Sicura!  Questa è l’esperienza più degradante che si può infliggere a chi ti sta servendo, non degnarlo neanche di uno sguardo, come se non esistesse.

Ti è piaciuto posare una fantasia S&M? Lo faresti di nuovo?

Il Sadomaso è parte della mia vita, quindi sicuramente lo rifarei. Questo servizio fotografico è stata sicuramente uno dei miei preferiti. La storia, l’ambientazione, i personaggi – dopo tutto, sono cresciuta ammirando il capolavoro di John Willie e, a modo suo, mi ha aiutato a rendermi quello che sono oggi.

Ora Katya la dolce Gwendoline siberiana

Che cosa hai provato mentre interpretavi il tuo ruolo?

Mi identifico particolarmente con i ruoli dove sono sottomessa. La sottomissione può essere molto affascinante e, per me, essere ritratta in queste situazioni è stimolante: mi dà una sensazione speciale, un punto di vista diverso. Guardo il mondo attraverso gli occhi del personaggio che sto interpretando.

Conoscevi già i racconti di John Willie e le avventure della bionda e ingenua Gwendoline, ti sei sentita a tua agio nei nei panni, o meglio, nelle corde della schiava sottomessa?

Sfortunatamente, non conoscevo il lavoro di John Willie, ma grazie a questa servizio fotografico, ho avuto la possibilità di cercarlo e leggerlo, e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. Soprattutto, i suoi racconti mi hanno aiutato a capire meglio l’atmosfera e le caratteristiche dei personaggi, e rendere la sessione fotografica molto naturale.

Come ci si sente a rappresentare un sogno erotico senza tempo?

Penso che sia qualcosa che molte donne vorrebbero fare, inclusa me. Avere questa possibilità è stato un privilegio: negli anni, lo guarderò e ne ammirerò ancora i risultati, sapendo che molte altre modelle si cimenteranno nell’interpretazione della dolce Gwendoline.

Mentre posavi per questo servizio fotografico, hai mai desiderato essere l’altra modella? 

Onestamente, no. Credo che il ruolo di Gwendoline mi si addica meglio. È un personaggio molto dolce, intrigante e sensuale, non avrei potuto chiedere di più. SeaofSin è perfetta per il ruolo di Dominatrice, probabilmente non sarei stata in grado di interpretare il suo personaggio come ha fatto lei, ma di sicuro, la mia Gwendoline è il suo completamento perfetto. Il risultato finale penso sia sodisfacente per entrambe.

In che modo l’éqipe, e il fotografo hanno contribuito alla qualità di questa sessione fotografica?

L’èquipe e il fotografo sono la parte più importante – devono farti sentire a tuo agio sul set – anche se, naturalmente, spetta anche a me creare la giusta chimica con l’altra modella. E’ stato così in questa sessione: grazie alla professionalità di tutti, sono stata in grado di dare il massimo. Tutto deve contribuire al risultato finale, che deve essere perfetto.

Qual è la tua foto preferita? e come pensi di aver contribuito a realizzarla?

La mia foto preferita, stranamente, è quella scelta da Max per la copertina di “A” Magazine. Bel lavoro, Max! Quella foto, a mio parere, trasuda grande erotismo e una complessità intrigante, ma anche l’armonia e l’equilibrio dei due personaggi. La fotografia la luce e il buio, il Dominio e la sottomissione: quell’immagine è semplicemente perfetta!

Ti è piaciuto posare una fantasia S&M? Lo faresti di nuovo?

Sicuro. Adoro l’idea di far rivivere un argomento del passato. È una grande responsabilità, ma è anche molto stimolante perché mi permette di crescere professionalmente. Spero di essere sempre in grado di ottenere ciò che ho raggiunto con Gwendoline.

Editing: Federica Galbiati.

Ph: Hikari Kesho / Instagram