Francesco Sani: sotto il sole della Toscana

Ciao Francesco, fare per mestiere ciò che si ama richiede capacità e costanza. Com’è nata la tua passione? E com’è l’hai fatta diventare un mestiere?

Ho iniziato a fare le foto da bambino con una vecchia Olympus M10 di mio padre. Fotografavo i luoghi dove mi portavano in vacanza, poi ai tempi dell’università ho iniziato ritrarre per gioco le amiche più carine. Non mi sono mai considerato un fotografo, per insicurezza e per incapacità di vendermi, finché non sono arrivate le pubblicazioni su riviste di moda. Poi qualcuno è stato disposto a credere in me e ingaggiarmi.

La Toscana è una terra in cui si respira arte e cultura, quanto è stata d’ispirazione per il tuo lavoro?

Purtroppo o per fortuna sono nato e cresciuto in una realtà industriale… L’unica città della Brianza che si trova in Toscana: Empoli! Però qui è storicamente sviluppato il settore della moda e questo ha sempre attirato i creativi, persino Gianni Versace prima di trasferirsi a Milano fece il modellista per le confezioni della zona nei primi anni 70. Anche i miei genitori lavoravano nell’abbigliamento e fin da ragazzino ho avuto modo di osservare come si creavano i campionari negli showroom. Credo di aver abbinato l’attrazione per l’estetica Fetish a quella che mi era familiare.

I tuoi studi? Hai frequentato un’accademia fotografica o hai iniziato da autodidatta?

Paradossalmente ho fatto studi tecnici e la fotografia era solo un hobby. Lavoravo in uno studio di architettura, un giorno ho mollato tutto e sono andato a Praga a studiare fotografia in un atelier artistico e a scattare con modelle del luogo. Sono tornato senza soldi ma è stata una boccata di ossigeno che mi ha salvato dall’insoddisfazione per come si stava ripiegando la mia vita.

Collabori per qualche rivista o agenzia o sei un: free lance?

Stabilmente collaboro solo con Firenze Urban Lifestyle. Per questo Magazine mi capita pure di scrivere degli articoli, soprattutto su eventi legati alla cultura.

Guardando i tuoi scatti. Audaci, senz’altro. Noto una certa modernità e qualche dettaglio anacronistico. Come definisci il tuo stile?

Non ho mai messo un’etichetta al mio stile, penso a fare quello che mi piace esaltando la mia idea di bellezza femminile. Un mio amico dice che sono un costumista che è entrato nella fotografia dalla porta di servizio! Di sicuro ho sempre cercato di distinguermi dallo stile degli altri fotografi di Fashion a Firenze, spesso così banale per quanto boriosi siano e supportati da modelle e agenzie… Qualcuno è pure riuscito a farsi pubblicare un libro dalla Goliath! 

Le tue modelle sono decisamente femminili, molto femme fatale, se mi passi il termine. Make-up molto marcato, curve non troppo procaci. C’è un tipo di corpo che ispira di più i tuoi scatti?

Sono sempre stato attratto dai corpi delle modelle anglosassoni e dell’Est Europa. Mi piacciono i loro lineamenti e i loro colori chiari, la mia modella ideale non è quindi la classica bellezza mediterranea.

Il Fetish e il BDSM ormai non sono più un tabù come prima, fanno ormai parte della cultura popolare e non solo nella sessualità ‘proibita’. Com’è nato il tuo interesse verso questa realtà?

Sinceramente il Fetish in Italia mi sembra sia accettato solo sulle passerelle. A me piace l’estetica Latex e non è mai facile farla digerire alle modelle italiane. Personalmente questa realtà l’ho scoperta comprando libri di fotografia ai tempi dell’Università, alla metà degli anni 2000 rimasi folgorato dagli scatti di Suze Randall, Trevor Watson e Bob Carlos Clarke. Ma solo quando ho iniziato a frequentare una ragazza romena che faceva la modella ho avuto il coraggio di provare a esprimermi con l’estetica fetish, glamour e dark. 

I tuoi scatti appaiono molto naturali, i colori vibranti ma non eccessivamente saturi. Anche le modelle non sembrano troppo alterate da fotoritocchi. Come curi l’aspetto estetico e professionale delle tue foto?

I miei scatti sono influenzati dal poco budget che solitamente ho a disposizione. Cerco di pianificare tutto per tempo, dal look alla location, dalla luce all’impostazione dello scatto, in modo da avere poco lavoro in post produzione. Tra l’altro a me non piace neppure alterare molto le foto, a mio giudizio si sconfina in qualcos’altro che ha poco a che vedere con la fotografia.

Parlando di modelle, mi interessa molto lo svolgimento del tuo lavoro. Solitamente, per questo tipo di foto, c’è più disinvoltura da parte delle modelle? O diventa tutto fluido e naturale davanti all’obbiettivo?

No, non c’è più disinvoltura purtroppo. Ho trovato anche presunte modelle che facevano storie per indossare un paio di calze in latex! Così tendo a scattare più o meno con le solite ragazze che conoscono i miei gusti e non stanno a sindacare sul look. Prediligo particolarmente quelle amiche che mi capita di frequentare e con cui ho avuto la possibilità di farmi apprezzare come persona prima che come fotografo. Poi capita di incontrare qualche ragazza che, pur non essendo mai stata ritratta prima, accetta per gioco di posare per me indossando qualcosa di latex.   

Qual è l’aspetto che preferisci del tuo lavoro?

Mi piace la possibilità di esprimere qualcosa che sento dentro, conoscere e confrontarmi con altri fotografi e con le modelle, essermi creato uno stile personale che qualcuno apprezza. E infine ricevere gli accrediti stampa per assistere ai concerti! 

nostre domande. E’ stato un modo per apprezzare la femminilità, insieme all’arte della fotografia.

Di: Sara Ballini e Carmine Mino.

Ph: Francesco Sani