Ettone: dark bondage in camicia

Da quanto tempo ti interessi di fotografia?

La fotografia ha sempre fatto parte della mia vita anche se il vero amore è scattato intorno all’età della maturità. In quel periodo ho capito che tra le varie forme d’arte a mia disposizione con la fotografia riuscivo veramente ad esprimere una parte nascosta del mio “IO”. Da quel momento ho iniziato ad approfondire il discorso sia dal punto di vista tecnico/culturale sia da quello artistico/personale cercando di ottenere risultati in grado di emozionare e soddisfare soprattutto me stesso. Da una ventina d’anni è anche parte della mia professione. Sono fotografo pubblicitario presso un’agenzia e iscritto all’Associazione Nazionale Fotografi TAU Visual. 

Concettualmente, quali sono le tue fonti di ispirazione?

Tutto ciò che ci circonda può essere frutto di ispirazione e non bisogna avere “paura” a trarre ispirazione dal lavoro di fotografi che si seguono e ammirano. Lo ribadisco sempre durante le serate che tengo nei gruppi fotografici. In fotografia l’ISPIRAZIONE è tutto. Personalmente traggo ispirazione da ciò che mi emoziona possa essere un film, un libro, una canzone. Anche là, dove non si vedono immagini, ci può essere lo spunto per qualcosa di personale.

Posso dire tranquillamente che lo stile di luce e post produzione che ho pian piano affinato nelle mie fotografie si ispira a un fotografo tedesco che si chiama Silent View. Lo adoro in tutto e per tutto. A lui devo una ricerca sfrenata sull’utilizzo del flash, sul contrasto delle ombre, ma soprattutto il “freddo” delle atmosfere Dark dato dalla desaturazione e da un certo make-up. Tuttavia le sue foto sono prettamente Dark/Fashion mentre la mia esigenza era ed è quella di trasmettere dei messaggi, creare delle scene che alcuni critici d’arte hanno definito “pubblicitarie” (forse per l’influenza del mio lavoro, chi lo sa). Mi piace far sorridere, ironizzare ad esempio sui difetti della donna… Reputo la donna l’essere perfetto per eccellenza, anche se a volte ha alcune “cadute di stile”. Grazie alle modelle stesse, ironizzo su questi difettucci per elevarne ulteriormente l’immagine perché solo chi sa ironizzare su se stesso è veramente un Grande.

Che rapporto hai con il tuo pubblico? Ti senti in qualche modo legato a delle aspettative o percepisci avere un ampio margine di ricerca per la tua investigazione artistica?

Ho un ottimo rapporto con il mio pubblico e posso dedurlo dall’affetto che ricevo sui social o durante le serate che tengo nei gruppi fotografici in giro per l’Italia. Fortunatamente non mi sento sotto pressione quando creo. Ho da sempre messo in chiaro, in primis a me stesso, che Ettone è e deve restare una valvola di sfogo creativa e come tale non deve essere vincolata da “clienti”, “scedenze”, “richieste” o dal “pressing” delle aspettative. Sono il primo a non voler “ESAGERARE” con certe tematiche, non per la paura di essere giudicato, ma per una questione di etica personale. Ad esempio preferisco la donna vestita non perché non mi piaccia il nudo, ma perché reputo che al giorno d’oggi, in un’epoca dove tutto è disponibile facilmente e in modo ECCESSIVO, sia molto più erotico e accattivante un corpo ben vestito che lascia desiderare.

Che rapporto esiste tra l’elemento feticistico, la moda e l’arte secondo te in questo momento storico ed in riferimento alla tua opera?

Oggi più che mai nella moda si fa uso di un “mondo Fetish” che un tempo si poteva vedere solo nei Magazine specialistici. Penso che ormai il Fetish sia entrato definitivamente a far parte della moda  “alta” e anche di quella “commercial-popolare”. Per me è una cosa positiva e penso di riuscire a carpirne quelle sfumature “erotiche” che rendono attraente un capo o un accessorio. Tuttavia non sono convinto che valga per tutti. Probabilmente molti pensano sia solo un’evoluzione della creatività degli stilisti.

In rapporto alle mie opere è evidente che la “camicia di seta” sia un elemento che rappresenta il mio stile e i miei concept come fosse una firma non solo artistica ma con tratti tipicamente Fetish. Non cerco l’erotismo, la donna in camicia mi piace perché è autoritaria ed elegante, ma non nego che la seta sia oltremodo sensuale. C’è però anche un motivo più banale per cui ho scelto un indumento vintage come la camicia di seta a “firma” delle mie realizzazioni artistiche: non avendo a disposizione un buon stylist ritengo sia più originale puntare su un abbigliamento atemporale che non scimmiottare i servizi Fashion di alta moda con capi d’abbigliamento comprati nelle grandi catene. 

Quale tra i tuoi progetti ti ha maggiormente impegnato dal punto di vista concettuale?

A livello concettuale ho un modus operandi molto semplice per cui per il loro concepimento non fatico quasi mai. Prima pianifico l’idea, poi scelgo la modella che potrebbe interpretarla e infine metto in pratica lo shooting quando riesco a reperire tutti gli elementi. Trovo che tra gli aspetti più divertenti della fotografia ci siano i momenti della preparazione e della ricerca. Il concept viene quindi da sé, l’immaginazione non ha limiti per cui bisogna solo lasciarsi andare.

Il fotoritocco è uno strumento nelle mani dell’artista o viceversa? Qual è la tua posizione riguardo quest’eterna diatriba?

Un Maestro di cui non faccio il nome, ha detto che chi si scaglia conto Photoshop e il fotoritocco è perché non lo sa usare. Concordo! A livello professionale e soprattutto nel campo pubblicitario non si può presentare una foto senza un minimo di fotoritocco, fosse anche solo per togliere impurità della pelle o aggiustarne i toni. Alcuni storgono il naso ma il fotoritocco è sempre esistito anche ai tempi dell’analogico anche se veniva fatto in fase di sviluppo e non si utilizzava Photoshop. 

A livello personale mi sto dirigendo verso una fotografia “pura”, con poco fotoritocco, ma per una scelta di gusto e non di certo perché non mi piace Photoshop.

Che cosa rappresentano per te le tue fotografie e cosa rappresentano, secondo te, per gli altri?

Per me sono una fonte di liberazione, sono ESSENZIALI. Rappresentano il mio modo di essere ironico, ma cupo allo stesso tempo. Ci sono momenti in cui sento proprio il bisogno di creare. Per chi le osserva spero siano di ispirazione, di liberazione o che diano semplicemente delle emozioni. A volte mi accorgo che alcuni concept vengono interpretati in modi totalmente diversi da come li ho pensati e quando capita mi stupisco del potere comunicativo che hanno le immagini.

Come nascono le tue idee? Come le proponi alle modelle?

e mie idee nascono in vari momenti, anche di notte. Arrivano da varie fonti di ispirazione che si mescolano per dare vita a qualcosa di originale. Le modelle normalmente si propongono per scattare con me e sanno già che sono io a realizzare i concept. Non mi piace scattare idee di altri. Anche perché altrimenti non si tratterebbe più di un discorso personale, ma di un “lavoro”. È comunque capitato che qualche idea sia nata dagli spunti di qualche modella e che l’abbia poi elaborata con il mio stile e con il mio personale punto di vista.

La tua opinione sulla fotografia erotica e l’erotismo.

L’erotismo così come la fotografia erotica hanno un valore importantissimo per la cultura mondiale. L’erotismo ha sempre avuto un’importanza chiave nello sviluppo della società e del genere umano. Forse con il web si è perso un po’ il gusto dell’immagine perché il “troppo” dopo un po’ stanca, ma trovo che sia comunque un problema di passaggio e che si svilupperà portando verso nuove strade.

Di: Sara Ballini

ph: Ettone