Chas Ray Krider: in motel fetish, sconci rendezvous senza disturbare

Noi di Alufem abbiamo avuto il piacere di intervistare Chas Ray Krider, uno dei migliori fotografi della scena Fetish a livello internazionale che vanta successi e collaborazioni con le modelle più sexy. Un ottimo testimonial per tutti quelli che fanno questo lavoro con una passione viscerale.

Ciao Chas, benvenuto e grazie per la tua disponibilità. Per iniziare vorrei chiederti come sei entrato in questo campo.

Sono arrivato all’arte fotografica quasi per ragioni metafisiche. Non ho mai pensato di costruirmi una carriera d’artista, piuttosto, volevo qualcosa che mi teletrasportasse attraverso lo spazio e il tempo. L’arte è divenuta il veicolo che mi ha fatto raggiungere i miei scopi. In realtà sono completamente autodidatta, non ho avuto nessuna formazione artistica formale e non ho mai frequentato corsi per diventare un fotografo professionista o un’artista. Ho imparato in maniera rudimentale e con il tempo le basi della fotografia sviluppando le mie foto nella camera oscura. Non sono capace ne di disegnare ne tanto più di dipingere, però ho compreso che con la tecnica fotografica avrei potuto sopperire e usare l’occhio della mia mente per creare.

Nel corso degli anni, mi sono cimentato in quasi tutti i generi della fotografia: foto di strada, di paesaggio, ritrattistica, natura morta, collage e anche quella concettuale. Agli inizi quando facevo fotografia di strada non m’interessava documentare la vita che si svolge in essa, ma piuttosto la ricerca delle strane e stravaganti opposizioni di ciò che definisco: “il surreale nella vita di tutti i giorni”.

Durante quell’esperienza che andavo facendo in strada, cominciarono ad apparire gli elementi sessuali all’interno del mio lavoro. Mi sembrava delle volte di gravitare attorno a motivi sessuali che trovavo sul mio percorso, come una vetrina che mostrava biancheria assortita, segnaletica e pubblicità con sfumature erotiche. Ad esempio ho fatto una serie con vetrine di negozi di biancheria intima di tutto il paese, da New York a Chicago a Los Angeles. Erano tutti piccoli spacci di proprietari diversi, prima che tutti i negozi di questo tipo fossero rilevati e uniformati da società multinazionali o franchising. Questi negozi all’origine avevano un’aspetto differente e unico tra loro.

Penso che la fascinazione per le mutandine e le giarrettiere osservate in quelle vetrine sia stato l’inizio del percorso che ha cominciato ad infiltrare elementi feticisti nel mio lavoro. Ricordo che una volta ero in un grande magazzino con una macchina fotografica Leica in mano, scattavo foto a manichini vestiti in mutandine e lingerie varia, quando il direttore del negozio mi avvicinò dicendomi: “non puoi farlo qui amico” indicandomi l’uscita. Il pervertito era stato colto sul fatto… Poi per me avvenne un gran cambiamento, smisi di frequentare la strada iniziando a fare servizi fotografici solo in studio. Il lavoro in uno spazio chiuso ha rivoluzionato tutto ciò che facevo… Ripensai ogni cosa, cambiai i soggetti, l’illuminazione, la messa in scena, l’uso degli oggetti di scena, l’intero approccio. Anche il lavoro è diventato più aderente all’eros.

Hai realizzato un trittico di opere sui Motel. Perché hai scelto questo scenario che è così poco apprezzato?

Ti riferisci alla trilogia dei libri: Motel Fetish (Taschen, 2002), Do Not Disturb (La Musardine, 2007) e Dirty Rendezvous (Goliath, 2014). Il principale motivo che mi ha fatto scegliere i Motel come sfondo della trilogia, in gran parte si spiega con il mito dell’America del ventesimo secolo per le sue grandi e infinite strade. Un motel è un luogo archetipo della coscienza americana. Tutti sono stati in una stanza di un Motel, un posto familiare per ogni buon americano, lo scenario ideale per ambientare una storia senza sottotrame particolari. Cosa accade nei Motel? Cosa succede quando si chiudono le porte delle sue stanze? Ho utilizzato queste location la prima volta in: Motel Fetish per consentire allo spettatore di essere partecipe a dei momenti di sorpresa e incredulità. Volevo che chi guardasse le foto pensasse che fossero delle scene reali. Quando ho progettato il libro ho fotografato anche le insegne esterne di un vecchio Motel inserendole poi nel layout dell’impaginato per aggiungere credibilità al tutto e per suggerire l’idea che quello, era il luogo dove le foto erano state scattate e, i fatti narrati accaduti.

Ogni libro ha un principio guida diverso? Quali sono le principali differenze?

L’intero Motel Fetish è stato costruito per suggerire una narrazione cinematografica. Le fotografie possono essere viste come immagini ritagliate da un film. Con il secondo libro, Do Not Disturb, pubblicato in Francia, mi sono stancato di mantenere la forma narrativa che adottavo solitamente. A causa delle differenza linguistica e la distanza anche fisica con l’editore, c’erano difficoltà nel definire le sequenze e nel modificarla. La narrazione non è così sviluppata come in Motel Fetish. Nel terzo libro della trilogia, Dirty Rendezvous, la storia è andata in pezzi, il film nella mia testa era finito. Mentre la stanza del motel rimaneva come scenario principale, ho rinunciato ad una narrazione uniforme.

L’incipit di Motel Fetish è semplice; un uomo, che non è un fotografo professionista entra in una stanza di un Motel con una donna per scattare delle foto. Cosa fa? Primo cosa avrebbe sbagliato ad acquistare la pellicola giusta per la situazione. Avrebbe iniziato a scattare con una luce diurna insufficiente, poi con le lampadine in tungsteno accese avrebbe alterato i colori, tutto giallo e rosso, avrebbe dopo pensato bene di avvicinare la donna ad una lampada per vedere meglio ciò che desiderava riprendere. Trova quell’esperienza stranamente erotica; ma è costretto dalla situazione improvvisata a ripetere le cose diverse volte. Così inizia a scivolare sempre più in basso nel suo inconscio, cerca qualcosa che manca nella sua vita. Una pulsione primordiale che lo stava guidando anche sessualmente? La storia di Motel Fetish è una finzione, ma ha coinvolto anche una parte della mia esperienza.

Il mio secondo libro, Do Not Disturb, è stato pubblicato nel 2007 da La Musardine di Parigi. La Musardine è principalmente un editore di letteratura e romanzi erotici. Ho fornito a La Musardine le foto per le copertine dei loro romanzi erotici dal 2000. Nel 2005 ho chiesto ai miei contatti, se in Europa qualche altro editore avrebbe preso in considerazione l’idea di fare un libro con ciò che facevo. Con mia sorpresa La Musardine stessa mi comunicò che lo avrebbero prodotto e pubblicato. La cosa mi rese molto felice, l’opportunità di fare un’altro libro lontano dagli “sguardi” americani mi fece un gran piacere. I francesi sono più libertini e aperti verso le immagini con un contenuto sessuale più esplicito. Penso a Do Not Disturb come ad un mio piccolo film d’arte all’europea.

Il mio terzo libro, Dirty Rendezvous, pubblicato da Goliath Books di Berlino nel 2014, è stato il più facile da produrre dal momento che non avevo un particolare programma o concetto che stavo spingendo. Ho dato all’editore un gran numero d’immagini da selezionare e scegliere. Il processo era: primo menabò, quindi toglievo le immagini anche quelle scelte da loro per aggiungerne altre che sentivo migliorative e che esprimevano meglio la mia visione generale. Dopo alcuni andirivieni siamo arrivati a definire un contenuto di comune accordo. Alla fine, mi sento di dire che le foto sono state abbinate bene e con una giusta sequenza.

Il libro è ben progettato, la stampa è eccellente. È un libro molto solido. Trovo ironico il titolo del libro. Adoro la nozione di Rendezvous, (ritrovarsi, appuntamento). Ho sempre cercato di mantenere il controllo del mio lavoro e questa volta ho potuto essere più esplicito e usare immagini marcatamente più “sporche”. appunto: dirty.

Se penso al passato, la pubblicazione di libri negli Stati Uniti è sempre stata iconograficamente più prudente. Le immagini e la schiavitù esplicite non erano inserite nei libri d’arte tanto facilmente. Soprattutto perché i maggiori distributori e rivenditori non consentono, visto la mentalità “conservatrice”, un contenuto sessuale di un certo livello. Motel Fetish è abbastanza sobrio per questo motivo. Con gli editori europei, il contenuto può essere più aperto o libero. Per Do not Disturb and Dirty Rendezvous ho potuto usare molte più immagini sessualmente provocanti. Motel Fetish è nel cuore di un oscuro romanticismo sessuale. Do not Disturb e Dirty Rendezvous sono decisamente più spinti e certamente non romantici. Considero i due libri come dei “sex noir”, cioè più sessualmente pericolosi.

I tuoi lavori sono ambientati negli anni ’60 e ’70, che oggi hanno fatto un forte ritorno. Cosa ne pensi della rinascita di questi anni gloriosi?

Il lavoro sul Motel nello specifico, ha spesso un aspetto storico, ma non ho tentato di ricreare il passata perfettamente. L’aspetto retrò delle immagini del Motel è frutto di quello che sono riuscito a trovare nei negozi di seconda mano e nei mercatini. I mobili, i tappeti, le lampade e gli accessori, mescolano periodi storici differenti, principalmente gli anni ’60 e ’70. Cerco di stare lontano dallo stile degli anni ’50. Gli anni ’50 sono troppo associati ai generi pin-up e renderebbero le immagini meno chiaramente erotiche.

La collaborazione con Dita Von Teese in uno dei tuoi libri non può ovviamente passare inosservata. Hai delle storie curiose da raccontare quando hai lavorato con lei?

Ho avuto la fortuna di lavorare con Dita Von Teese diverse volte tra il 1998 e il 2000. Nel 1998 mi è stato chiesto di andare a Los Angeles per scattare una serie di servizi fotografici ambientati con uno stile Motel per le pubblicazioni di Larry Flint, Taboo e Leg. Magazine allora ai vertici mondiali nel loro genere. Dita Von Teese era stata scelta per una delle sessioni. Lei era all’inizio della sua carriera e non era ancora la stella e la celebrità che è diventata. Le immagini del Motel le avevo impostate come fossero una distorsione temporale. Uno scatto può contenere elementi retrò che convivono con altri contemporanei. Ho intenzionalmente incluso elementi contemporanei all’interno delle immagini per disinnescare il il gusto troppo retrò che non volevo dare. Ad esempio, c’è una foto di Dita Von Teese che abbiamo realizzato in un vero Motel nel 1998.

Lo stile personale di Dita Von Teese è piuttosto anni ’40. Nella foto, indossa un reggiseno e lingerie degli anni ’60. La camera del Motel è un pessimo arredamento degli anni ’80, con copriletto a motivi floreali dalle fantasie imprevedibili. Per completare la foto, Dita Von Teese ascolta della musica attraverso un lettore CD del 1990 con le cuffie. La foto è un insieme completo di periodi differenti. Una distorsione temporale. Gran parte del lavoro fatto sul tema Motel, riguarda il passato e il presente che coesistono all’interno di un’unica immagine. Mentre le fotografie che attingono alle iconiche immagini del passato, sono ripensate in modo contemporaneo.

Sei nato negli anni ’50, quindi conosci bene quel periodo in cui sono ambientate le tue storie. Quanto è stato erotico? Tanto da dedicarci gran parte della tua produzione.

Ho un lontano ricordo dell’erotismo degli anni ’50. Ho visto le prime immagini con una valenza erotica guardando varie riviste dell’epoca dove erano ritratte pin-up e ragazze cheesecake (un termine gergale americano, che era considerato pubblicamente accettabile per le donne seminude). Non ho approfondito la conoscenza delle immagini erotiche fino alla metà degli anni ’80.

Il lavoro a tema Motel l’ho iniziato a metà degli anni ’90. Internet era una cosa per pochi, e trovare qualcuno che aveva gli stessi tuoi gusti non era molto facile. Non c’era nessun social media e vi erano pochissimi fotografi e modelle che facevano serie immagini erotiche. Ho dovuto fare molta attenzione nel selezionare le modelle giuste per il mio tipo di fotografia. Ora è tutto più semplice, Internet ha aperto gli occhi e le menti a tutto ciò che è possibile, nel bene e nel male.

Il Fetish rappresenta una realtà che è emersa con forza negli ultimi anni, coinvolgendo sempre più persone, ma poco fa era ancora un tabù. Quando il tuo primo libro è uscito hai ricevuto critiche sul contenuto?

Quando ho iniziato il lavoro con le modelle, volevo solo fare alcune immagini erotiche l’idea di realizzare un libro non l’avevo ancora avuta.

Motel Fetish non è un mio particolare feticismo verso i Motel, è uno stato mentale, un posto nella mia immaginazione. La sensibilità del Motel è noir e surreale. Motel Fetish attinge fortemente alle potenzialità inquietanti di questi due punti di vista. Non stavo cercando di ricreare il passato, piuttosto stavo trascinando ciò che amo del passato nel presente in modo che potesse rivivere. Con la pubblicazione di Motel Fetish, che non è apertamente esplicito, ho ricevuto poche o nessuna critica. Penso che la maggior parte dei lettori ci vedesse solo delle foto d’arte erotica, anche se il libro è più che un semplice contenitore di foto erotiche.

Prima di Internet, era la pagina stampata che contava. Per il fotografo e le modelle avere una foto stampata su un giornale era la convalida del valore del proprio lavoro o, della sua bellezza. Ora, essere pubblicati su un supporto cartaceo è diventato ancora più difficile di prima. Ma, da quando Internet ha ridimensionato la carta stampata, i cancelli si sono aperti e tutti hanno avuto la possibilità di accedere gratuitamente alle immagini erotiche . Così ogni cosa è quasi divenuta: mainstream, i tabù sono cominciati ad essere scalfiti e molti atteggiamenti e stili di vita adottati da molte persone che prima, non avrebbero mai pensato di farlo.

Come sono le tue sessioni fotografiche, come ti comporti con le modelle?

Solitamente inizio le sessioni dando la possibilità alle modelle di interpretare un pò il loro repertorio standard di pose. Ogni modella ha il suo modo di approcciarsi. Io ricerco un linguaggio del corpo più naturale, il movimento spontaneo e intimo della modella.

Spesso suggerisco le pose, le posizioni da assumere, come voglio che la figura interagisca con lo spazio scenografico. Quando la modella ha fatto “suoi” i miei suggerimenti; allora posso tradurre la mia idea con il movimento. Gli faccio spostare un braccio o magari una gamba… finchè la composizione non è perfetta. Quando è possibile mi piace lavorare a lungo con le modelle, faccio parecchie sessioni con loro dalle 10 alle 20. Con una buona conoscenza reciproca e un buon rapporto le barriere si disgregano la fiducia cresce e nuove possibilità si aprono.

Cercando il Motel giusto per iniziare le riprese, qual è la cosa più strana che hai visto?

E’ arrivato il momento di confessarmi… la maggior parte delle foto della trilogia di Motel sono state realizzate in uno studio fotografico, in un set costruito apposta per questo, dove potevo controllare qualsiasi cosa a mio piacimento. Sono poche le immagini scattate veramente fuori da una scenografia. I Motel che visualizzo nei miei scatti nella realtà sono scomparsi da tempo, com’è normale sono stati rimodernati o ricostruiti con nuovi edifici. Solo quando vedi un soffitto o un bagno vuol dire che quella foto è stata scattata in un posto reale e non in studio.

Visto che il lavoro di Motel è stato quasi tutto realizzato in studio, ci sono poche stranezze o aneddoti particolari. Posso raccontarti di una curiosità… Ero a Los Angeles per lavoro, e stavo scattando alcune foto in stile Motel per una rivista. Questo particolare Motel era stato il posto in cui alla fine degli anni ’60 Janis Joplin è morta per una overdose. Poiché molti visitatori volevano visitare quella stanza solo per quel motivo, la camera era stata adibita a lavanderia.

Uno degli elementi più importanti che caratterizzano le tue foto è la lingerie. Pensi che il suo fascino sia andato perduto? Cosa aggiunge alle tue foto questo tipo di outfit? Su quale base scegli le modelle?

La lingerie ha molto fascino? Ogni generazione ha il suo stile e le sue tendenze. Esempio, Io sono diventato maggiorenne negli anni ’60 quindi sono parzialmente attratto da un certo look e da una certa specifica lingerie. Preferisco di gran lunga una mutandina a vita alta che un perizoma.

Ho iniziato a fotografare una modella in piedi, nuda davanti e didietro. dopo aver visto le stampe ho sentito il bisogno di disegnarci sopra con una Biro nera della biancheria intima. Ho scarabocchiato un reggiseno e un collant… Poi, mi sono chiesto il perché. Forse quello era stato l’inizio consapevole e precoce verso la mia predilezione feticista per la lingerie?

Quando ho cominciato a lavorare coscientemente con un gusto più Fetish, ho iniziato a vestire le modelle con tutti i capi di lingerie al loro posto: calze, giarrettiere, guaine, corsetti e via discorrendo… Dopo un pò ho smesso, perché ho cominciato a capire quali erano veramente i miei feticci personali. Ho svestito le modelle fino a farle rimanere semplicemente con dei tacchi alti e un reggiseno neri. Era abbastanza per me e per la mia immaginazione di feticista.

Vuoi andare avanti con il progetto dedicato ai Motel? Stai lavorando su qualcos’altro?

No, penso di aver ormai esplorato il tema abbastanza approfonditamente e ne sono soddisfatto. Ho spento le luci del Motel anni fa ormai, da allora ho prodotto da quell’esperienza delle cose diciamo: Post-Motel che sono un pò l’antitesi al Motel stesso. Voglio dire: che ora sono diventato più minimale, spoglio e meno narrativo, oggi lavoro lasciando che il processo creativo muti ed evolva da solo, piuttosto che orientarlo in qualche direzione particolare. Ricreo lo stile Motel solo su richiesta e, se lo ritengo necessario. O, se mi viene commissionato. Diciamo che lo stile Motel non è morto ma non è di certo più il mio principale soggetto.

Negli ultimi due anni ho scritto racconti brevi, storie basate sull’esperienza fatta fotografando il tema Motel. Attualmente sto lavorando a un libro personale, mescolando storie e immagini. La prima bozza è completa, il progetto è epico. Il libro sta ora entrando nella fase di progettazione. Molto probabilmente la cosa sarà auto-pubblicata a meno che, non trovi un editore. Il titolo provvisorio è: Codes of Seduction. Spero di completare il libro entro la prossima primavera. (Chi è interessato a pubblicare questo libro?)

Di: Dario Puddu – Traduzione ed Editing: Federica Galbiati.

Ph: Chas Ray Krider / Instagram / Contatto: chasraykrider@gmail.com