Antonio Carbone: food, advertising, fashion, art e playgirls

Da una città cosmopolita come Milano possiamo aspettarci solo artisti di successo, e che sanno usare la loro arte in modo versatile e moderno. Abbiamo qui con noi Antonio Carbone, fotografo professionista e collaboratore ufficiale di Playboy Italia.

Ciao Antonio, benvenuto su Alufem. Grazie per essere qui con noi e per permetterci di curiosare un po’ nel tuo lavoro. Iniziamo?

Certo!

Ho letto che sei  di Milano. Com’è crescere in una città che offre così tante opportunità di realizzarsi dal punto di vista artistico e professionale?

Milano è un polo di eccellenza in tanti settori. Oltre a essere il cuore economico d’Italia, è forse il luogo dove ci sono più opportunità per gli artisti. Permette di avere maggiore visibilità perché è sempre più dinamica  e nonostante la grande concorrenza ci si sente molto coinvolti artisticamente.

Dimmi, come è iniziata la tua passione per la tua fotografia? C’è qualcosa o qualcuno che ti ha dato la spinta di farlo?

E’ iniziata da adolescente. Durante le scuole dell’obbligo ero molto bravo nelle materie artistiche, ma la matematica non era il mio forte. I prof., anzi le prof., mi incoraggiarono a prendere in considerazione le materie artistiche, in cui avrei potuto sfruttare la mia fantasia. Nonostante i miei genitori volessero che io diventassi un idraulico, io insistetti e dopo tanti sacrifici riuscirono ad acquistarmi la mia prima attrezzatura e mi iscrissi ad una scuola di fotografia di Milano. La mia strada comincia da qui

So che hai aperto da poco una tua attività a Milano dove oltre a fare il tuo lavoro organizzi anche dei corsi. Ci sono tanti giovani che sono curiosi verso il tuo lavoro?

Avevo già, anni fà, uno studio in condivisione con altri fotografi. Uno studio classico, ma il mondo fotografico si evolve sempre di più e cosi uno studio fotografico “classico” ha iniziato a diventare stretto e poco produttivo. Dovevo assecondare le esigenze dei clienti, tante e diverse esigenze che richiedevano più spazio creativo e un ambiente più adatto. Così, per alcuni anni, ho portato avanti i miei lavori in spazi adatti alle necessità di tutti i miei clienti.

Nel 2018 ho fatto il grande salto: ho preso uno spazio mio, tutto mio, in una zona centrale di Milano. L’ho ristrutturato in modo tale che possa adattarsi a ogni esigenza. Con me collaborano persone di cui mi fido ciecamente, il fotografo Luca Mosconi e Gian Paolo Daldello, che si occupa di stampa Fine Art. Lavorare insieme, come una squadra, ci permette di scambiarci consigli e strategie da adottare.

L’ho chiamato Trend Studio per due motivi: è di tendenza e perché non vuole essere un semplice studio fotografico, ma un luogo che offre tante soluzioni diverse per realizzare i propri progetti e lavori. Insomma, ci piace fare la differenza.

E’ nato principalmente come studio fotografico, ma è aperto a tutto ciò che ruota intorno; vuole essere un contenitore di idee, per tutti i fotografi che non vogliono sentirsi costretti a fare ciò che si può, ma per fare ciò che si vuole. Un luogo dove ogni fotografo si senta ispirato e pronto ad andare oltre il convenzionale.

Ho sempre trasmesso con passione quello che so del mio mestiere e anche in Trend Studio organizzo corsi e workshop per diversi generi di fotografia. Si, è gratificante insegnare il mio lavoro ai giovani che si avvicinano a questo mondo, ce ne sono di più di quello che si possa pensare. Eppure sono dell’idea che la fotografia non può avere età e sesso, e devo dire che nei miei corsi le iscrizioni di ragazze e donne che vogliono avvicinarsi a questo mondo aumentano sempre di più, e la cosa mi fa molto piacere.

Fra tutti i generi di foto che scatti, ce n’è uno in particolare che preferisci?

Amo mettermi in gioco e sperimentare in ogni genere fotografico: glamour,  nude-art , still life, fotografia food. Mi piace lavorare a trecentosessanta gradi e non fossilizzarmi troppo su un genere. Ma io sono nato come ritrattista, questa è la mia vera passione. Il ritratto ti permette di cogliere le espressioni e le sensazioni diverse che ogni persona riesce a trasmettere attraverso il proprio “io”. Mi dà molta soddisfazione.

Parlaci del tuo primo vero lavoro da fotografo, com’è approcciarsi a questo mondo?

Non vi parlerò del mio primo vero lavoro, ma della mia primissima esperienza in campo fotografico, quando ero poco più che adolescente.

Feci l’intero album di matrimonio di miei amici

In pratica, due miei amici si dovevano sposare e stavano cercando un fotografo per il loro giorno speciale. Conoscevano la mia passione per la fotografia e quindi decisero di chiedere a me. Mi avvicinarono e dopo aver insistito tanto e avermi fatto capire che in me avevano piena fiducia, accettai di realizzare le foto per il loro matrimonio.
Era il mio primo vero lavoro da fotografo quindi quel giorno ero veramente in ansia: e come metto la sposa, e che foto devo fare allo sposo, e se mi perdo il  “Si” e lo scambio degli anelli..mamma mia quanta incoscienza!
Eppure, a lavoro finito, realizzai quanto fossero inutili quelle ansie. La gioia più grande fu quando vidi i loro occhi illuminarsi nello sfogliare l’album che avevo realizzato. E’ stata per me una grandissima soddisfazione.

E proprio quest’anno hai iniziato una collaborazione ufficiale con Playboy Italia, complimenti. Pensavi a un traguardo del genere quando hai cominciato?

Sono diversi anni che io e Ciro, il direttore di Playboy Italia , ci conosciamo. Per un motivo o per l’altro non mi sono mai deciso ad iniziare una vera e propria collaborazione con loro, ma il 2019 è stato l’anno buono ed è iniziata la nostra collaborazione. Visto che il mio primo servizio è stato come fotografo di un matrimonio ed ero ai tempi ancora adolescente, non mi aspettavo neanche di aprire in futuro uno studio che si occupasse di pubblicità, look book, still life book per modelle ecc ecc.

Ho guardato diversi tuoi scatti, le modelle hanno un’espressività molto forte e si sentono coinvolte a pieno nello scatto. Come ottieni tutto questo?

Io sono una persona estremamente timida nella vita privata, anche chiusa e introversa. Quando dico questo le persone rimangono molto sorprese e la risposta che mi danno è: Davvero? Tu timido?
Sì, sono timido, ma questo lato del mio carattere non è mai stato d’ostacolo al mio lavoro. A fine shooting le modelle mi dicono : “sono stata bene con te, mi sono sentita a mio agio, mi sono divertita”.

Capisci, si tratta di un book, un lavoro o un progetto, ma si è divertita.
Per me questo è importante, ovvero che entrambi durante il servizio stiamo bene e ci sentiamo a nostro agio.

Quello che appare in foto è il risultato del coinvolgimento di entrambi, perché non sto solo eseguendo un ritratto, ma un autoritratto . Il soggetto non sono io, ma in quella foto ci sono io.

La fotografia è un’arte versatile, che sia per immortalare momenti felici o una modella di alta moda, ci permette di esprimerci a pieno. Lavoro a parte, qual è l’aspetto che preferisci della fotografia?

L’aspetto che preferisco è sicuramente la possibilità di sviluppare la propria creatività.

Oggi molti fotografi e fotoamatori si sono lasciati prendere dalla malattia dei social.

Ogni giorno scattano centinaia di foto, a tutte le ragazze che si propongono come modelle, a chiunque. Ogni giorno scattano, scattano, scattano e hanno centinaia anzi migliaia di foto uguali con ragazze diverse. Questo perchè rincorrono i canoni imposti dai social.  Pensano: “più ragazze scatto, più sono visibile e conosciuto”. Cosi invece di sviluppare la loro capacità artistica si ritrovano in mano con un portfolio fatto di book a ragazze, con foto tutte uguali e senza tocco personale.

Negli scatti più artistici ho notato molti dettagli surreali, dove trovi l’ispirazione quando senti di non averne?

Adoro questo genere di ritratti. Sì allo sguardo che cattura, ma la componente surreale fa sì le emozioni e le sensazioni trasmesse da chi ho di fronte si accentuino. Tutto diventa irreale, come se stessimo vivendo un sogno.

Elliott Erwit disse: “per essere davvero buona una fotografia deve essere magica”
Non so se riesco a dare un senso di magia ai miei progetti, ma è verso quella direzione che voglio andare.

I fotografi che mi danno maggiore ispirazione sono contemporanei. Per citarne alcuni : Vincents Peters, Paolo Roversi, Alessio Albi

Fra i vari artisti con cui hai collaborato, quali sono quelli che per te sono stati più influenti?

Ho scattato molti comici di Colorado Cafè, ovviamente è “lavoro”, ma quello con cui mi sono trovato meglio penso sia Paolo Ruffini e anche i Matia Bazar con i quali ho collaborato di recente.

Sappiamo che hai collaborato anche con alcune band musicali per book e cataloghi, capita spesso che la fotografia si inserisca in altre forme d’arte?

Assolutamente sì! Deve essere così!

Un fotografo deve reagire a ciò che gli viene richiesto a 360 gradi, non può solo saper realizzare fotografie a luce ambiente, ma deve sapere gestire la luce. Non può cercare solo di fare foto emozionali, ma è importante che conosca la tecnica in modo da poter rispondere ad ogni esigenza.

Che cosa consigli a chi è alle prime armi con il tuo mestiere?

Di non farsi prendere dalla folle malattia dei social, scattando chiunque per visibilità, e di essere determinati a realizzare le proprie idee artistiche.

Grazie per le tue risposte, è stato un piacere scoprire così tanto sul tuo lavoro.

Grazie a voi che vi impegnate nel parlare e diffondere quest’arte.

Antonio Carbone: Web Site/ Facebook/ Instagram

Di: Carmine Mino