Amigdala Model: dal belpaese che diventa sempre più paese

Dalla provincia “cronica” due irriducibili della scena fetish in Toscana, la modella pisana Amigdala e il fotografo empolese Francesco Sani, si confrontano sulla loro amata estetica. Più che un’intervista un punto della situazione sulla moda kinky e la fotografia alternativa in Italia. 

Amigdala, come ti sei avvicinata al genere gothic, latex e fetish?

L’amore per l’estetica oscura fa da sempre parte della mia quotidianità ed è strettamente legato alla musica che ascolto. Fin da adolescente ho sempre seguito la musica dei gruppi gothic/metal/electro; molti di loro hanno una forte iconografia e, grazie alle riviste musicali e agli artworks dei cd, ho imparato a conoscere artisti, fotografi e anche alcune modelle che poi sarebbero diventate iconiche (fra tutte Morrigan Hel nelle copertine degli album dei Cradle of Filth). Altra grande importanza per me hanno avuto i dancefloor dei locali alternativi legati a questa scena, soprattutto prima della diffusione di internet, perché erano luoghi per stimoli musicali e visivi, dove le persone si vestivano nelle maniere più creative possibili. E qui non posso non citare la città di Londra con l’evento “Torture Garden”, che per primo mi ha fatto scoprire il magico mondo del latex e del fetish.

Quindi quando hai iniziato a posare come modella?

Ho iniziato nel 2007 con l’amico Luca Boni, videomaker e regista horror. Si trattava di uno shooting fetish per un contest di una marca di corsetti, in cui ero vestita con l’abbigliamento che ero solita indossare nei club. Già da anni su vari siti della scena gothic/fetish vedevo che esisteva un fenomeno di fotografia diverso da quella tradizionale, interessato alla moda alternativa e agli styling estremi, così ho voluto iniziare anch’io, mossa proprio dalla passione per quell’abbigliamento. Ma se all’estero questo fenomeno era già all’epoca ben consolidato, in Italia fin dall’inizio ho avuto difficoltà a trovare fotografi interessati a questo genere, o che volessero sperimentare qualcosa di diverso dal solito ormai inflazionatissimo glamour.

Immagino non fosse facile iniziare a posare puntando da subito sulla scena alternativa.

In Italia i fotografi alternativi che conoscevo a quel tempo si potevano contare sulle dita di una mano, ma purtroppo devo dire che ad oggi le cose non sono quasi cambiate. Trovo ancora molti fotografi completamente estranei a questo mondo, confondono la latex fashion con qualcosa che rimanda alla pornografia o, se utilizzo degli outfit in stile gothic, mi confondono addirittura con una cosplayer! Dispiace proprio dirlo, ma in Italia siamo indietro anni luce su questo.

Non posso esimermi da chiederti cosa ne pensi del fenomeno delle modelle alternative?

Seguo il mondo della fotografia e della moda alternativa fin da ragazzina, molto prima che esistessero le Suicide Girls e la loro diffusione grazie a internet. Le mie modelle di riferimento sono sempre state le prime, come Morrigan Hel, Masuimi Max, Emily Marilyn, Darenzia o Adora BatBrat. Quando è iniziato quel fenomeno ce n’erano pochissime e tutte diverse fra loro, contraddistinte da un aspetto meno perfetto delle modelle della fashion mainstream. Oggi mi sembra che anche loro si siano spostate tutte verso il medesimo standard, fatto di silicone e tatuaggi, così quello che una volta era una scena fatta di gente davvero alternativa ora segue pari pari le regole del mercato. Prima era tutto molto più spontaneo e genuino.

In Italia mi sembra che comunque non riescono ad emergere dalla loro nicchia, quindi è colpa di noi fotografi?

Ribadisco, molti non hanno proprio nessuna cultura in merito, non fa parte del loro immaginario. In Italia quello che i fotografi conoscono di alternativo sono solo le Suicide Girls che, spesso legate al nudo, si confanno perfettamente allo stile glamour che non vogliono proprio abbandonare! Oppure conoscono il mondo del Cosplay, che non c’entra proprio nulla col fetish! I pochi fotografi che ho trovato davvero interessati ad una certa estetica fanno anche loro parte della scena alternativa, per cui c’è un bagaglio di immagini comuni. So benissimo che in altri Paesi troverei più attenzione, infatti ricevo più messaggi da fotografi stranieri interessati a collaborare che da quelli italiani; qui è molto difficile portare avanti un certo tipo di estetica e di fotografia.

Quali sono i tuoi fotografi o designer preferiti e fonte d’ispirazione?

Per quanto riguarda i fotografi primo fra tutti cito Helmut Newton, che con le sue foto iconiche mi ha aperto un mondo. Poi viene Peter Czernich che attraverso le riviste SkinTwo e Marquis mi ha fatto innamorare del latex. Un altro artista a me molto caro è sicuramente Marcus Gray, uno dei primi pittori che abbia visto a dipingere le pin up inguainate nel latex. Tra i designers me ne piacciono davvero tanti della moda alternativa, non ho un preferito, potrei fare una lista lunghissima, perché credo che attualmente in molti siano arrivati ad un livello altissimo!

L’anno scorso eri l’unica modella italiana a sfilare a Berlino per il “German Fetish Ball”. C’erano modelle di fama internazionale come Psylocke, Dani Divine o Honeyhair. Cosa ha significato per te condividere la medesima passerella?

Un’emozione incredibile! Quando mi è stato chiesto se volevo sfilare per la collezione di Vin Noir Latex, per me è stata una doppia emozione: primo perché finalmente potevo vivere da protagonista un evento che conoscevo da anni ma a cui non avevo mai potuto partecipare, secondo perché avrei sfilato per Virna, una delle designers che più amo in assoluto, la sua collezione era letteralmente pazzesca! Non finirò mai di ringraziarla! È stata una delle esperienze più emozionanti della mia vita, poiché ho avuto modo di  conoscere dal vivo tutte le modelle e fotografi che seguo sui social da anni e finalmente erano in carne e ossa davanti a me!

Perché il genere Fetish non attecchisce in Italia? Moralismo o una tradizione troppo forte di una moda dai canoni classici?

Me lo sono chiesta molte volte, ma non riesco a trovare una risposta, forse per entrambe le cose. In Italia abbiamo dei grandi stilisti, molti dei quali innovativi e coraggiosi che amano sperimentare anche con materiali tipo il latex o il vinile. Ma quando poi si parla di moda alternativa c’è un vuoto, non abbiamo nessun brand altrettanto forte creato nel nostro paese, questo sicuramente si ripercuote anche sulle modelle: nessun prodotto da pubblicizzare, nessuna modella. In più, certi materiali sono sicuramente fraintendibili da molti con una connotazione sessuale.

A proposito di alta moda, senza citare Jean Paul Gaultier o Thierry Mugler, anche il nostro Riccardo Tisci è ricorso al latex commissionando ad Atsuko Kudo gli outfit per il tour di Beyoncé. Solo spettacolarizzazione o temi ci sia l’idea di commercializzare lo stile fetish?

Mi piace quando gli stilisti utilizzano il latex per creare degli abiti che sono delle vere e proprie opere d’arte. È giusta la spettacolarizzazione, ma ormai ritengo che lo stile fetish fashion sia già ampiamente sdoganato, visto e considerato che da tempo lo vediamo indossato dalle celebri pop star come Katy Perry, Lady Gaga o Cristina Aguilera. Ma, ripeto, in Italia la sperimentazione si ferma solo ai livelli più alti della moda.

Comunque il passaggio dalle passerelle alla strada non è mai avvenuto, anche se mi piace vedere così tante ragazze usare i leggins in ecopelle lucida. Questione di praticità o ci sono ancora tanti freni inibitori?

Penso che la moda “fetish” debba comunque rimanere un po’ d’élite. Non sento proprio il bisogno che le ragazze si vestano con degli abiti così particolari, il latex indossato con lo spirito giusto, va saputo interpretare. Temerei lo stesso svuotamento di senso che è avvenuto con i tatuaggi: ormai in troppi si sono letteralmente ricoperti il corpo di quelli che un tempo costituivano la “body art”, e che ora invece spesso appaiono volgari e privi di senso. Nei negozi mi capita di vedere “stracci” orribili in PVC, non per quel materiale in sé, ma perché come al solito ne hanno stravolto il senso, rendendolo commerciale ma dozzinale. Per il latex credo non potrà succedere questa cosa, è un materiale davvero molto impegnativo da indossare, molto fragile e costoso da produrre, è una fortuna che non sia alla portata di tutti. Credo proprio che, sebbene alcune influencer o modelle famose adesso lo usano per apparire cool, rimarrà lì nella sua nicchia, dorata per chi la ama.

Di: Francesco Sani.

Model: Amigdala / Facebook / Instagram