Alessandro Caramagna: la fotografia di nicchia rende reietti?

Cosa fa la differenza tra fotografare una persona, un personaggio e un prodotto commerciale?

Personalmente tendo a separare la mia carriera, e i miei lavori artistici da quelli commerciali. Qualsiasi cosa io fotografi per diletto non ha confini né limiti, per quanto riguarda i lavori su commissione, invece, mi metto a completa disposizione del cliente: la differenza, per me, è nell’approccio al soggetto.

Qual è il ruolo dell’artista in tutto questo? Cosa rende un fotografo un artista?

Per me l’artista è colui che è in grado di vedere e comunicare; egli coglie quel che gli altri vedrebbero in maniera scontata e lo racconta in maniera diversa e assolutamente unica.

Quanto è importante la sinuosità delle linee del corpo delle tue modelle nella composizione fotografica?

Provengo da studi classici, e ho lavorato come disegnatore di fumetti per una decina di anni; la mia formazione artistica mi ha segnato tanto radicalmente che anche quando fotografo un soggetto in una posa sgraziata, tendo a renderlo morbido e gradevole allo sguardo. Lo considero, per certi versi, sia un mio limite, sia una caratteristica che mi contraddistingue.

La scelta delle tue modelle varia per ogni singolo scatto? Qual è il tuo prototipo di modella ideale?

Non ci sono caratteristiche estetiche alla base della mia scelta, solo un presupposto: il soggetto deve trasmettermi qualcosa. A volte mi viene imputato il fatto di scegliere modelle “strong”, molto originali.

così da escludere modelle dall’aspetto più anonimo, meno d’impatto; in realtà non è un discorso che si limita all’aspetto estetico, infatti ho rifiutato parecchie collaborazioni con ragazze bellissime, ma di aspetto sia “alternativo” che conformista. Per me si può essere belli quanto si vuole, ma se non si ha l’anima fotografica quello per il servizio è solo tempo perso. Non mi interessa vedere una donna nuda per diletto personale: se alla fine del set non ho ottenuto gli scatti che pretendo da me stesso, valuto la cosa come una sconfitta.

Di quanto tempo hai bisogno per preparare un servizio fotografico?

Ovviamente dipende dal progetto, fortunatamente a volte mi basta un’idea, il resto viene da sé sul momento.

Credi che ci sia ancora qualcosa di nuovo da dire in quest’epoca in ambito fotografico?

Mi piace pensare che sia così, vedo molti fotografi stereotipati che vanno di moda adesso e al livello tecnico lasciano il tempo che trovano. Ormai, molti, per “fare fotografia” intendono l’applicare filtri e pre-settaggi stile instagram a foto mediocri.

Se questa è fotografia allora preferisco continuare ad essere un reietto della fotografia o a considerarmi un fotografo solo di nicchia. Studio molto i fotografi del passato che hanno realizzato capolavori con mezzi ridicoli, in confronto a quelli attuali: è il mio ultimo angolo di paradiso in cui continuo a pensare che la fotografia non è solo la moda del momento o un mero espediente per portare ragazzine sprovvedute in case abbandonate. 

Quali elementi, secondo te, rispecchiano sensualità e quali altri distacco, in una composizione fotografica?

Per me la sensualità è innata, ed io posso solo coglierla attraverso le foto. Personalmente adoro i ventri piatti, le bocche carnose, le schiene, le costole, gli occhi, la zona inguinale nervosa: sono cose che in fotografia alimentano il fuoco della sensualità; ma più di tutto, se si ha la fortuna di poter trovare il soggetto giusto, lo sguardo e la gestualità delle mani.

Cos’è la provocazione ai giorni nostri? E nell’arte?

Questa è una domanda alla quale preferisco non rispondere, non perché non sappia cosa sia la provocazione, ma perché sono argomenti a cui non do peso. Sono una persona molto paziente e accetto di buon grado tutto, per questo anche le questioni che riguardano la provocazione me le faccio scivolare addosso con leggerezza o con divertimento.

Posso provare però a rispondere dicendo che per me, la provocazione, se fatta in maniera intelligente, è una delle cose che più mi piace vedere, soprattutto nell’arte.

Sei anche videomaker. Cosa ritieni più interessante di questa forma espressiva?

Adoro la cinematografia. Il mio lavoro precedente di fumettista pretendeva una formazione culturale a livello di immagini piuttosto ampia. Ho studiato tre anni di sceneggiatura e divoro letteralmente un film al giorno. Essere un video maker ti permette di far parlare le immagini e renderle vive.

Hai qualche progetto in corso di elaborazione? Qualche nuova idea di cui vuoi anticipare qualcosa?

Molte idee, molti progetti, molta scaramanzia…va da sé che molti siano i silenzi.

Alessandro Caramagna: Facebook / Instagram

Di: Sara Ballini – Editing: Ludovica O.D.C